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	<title>Arezzo2000.it &#187; Politica</title>
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	<description>Il settimanale per conoscere e vivere Arezzo</description>
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		<title>Il Documento dei Comitati, quando la politica partecipata non è solo un rimpianto</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 07:00:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Partiamo dai fatti. Ci sono luoghi ad Arezzo e nelle sue immediate vicinanze &#8211; luoghi reali (Quarata e il Triangolo delle Cave, l&#8217;ex zuccherificio a Castiglion Fiorentino, San Zeno, la Chimet), luoghi simbolici (l&#8217;acquedotto, l&#8217;inceneritore) &#8211; attorno ai quali ruotano il benessere di tutta la comunità e gli interessi contemporaneamente di tutti e di alcuni.
Questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Partiamo dai fatti. Ci sono luoghi ad Arezzo e nelle sue immediate vicinanze &#8211; luoghi reali (Quarata e il Triangolo delle Cave, l&#8217;ex zuccherificio a Castiglion Fiorentino, San Zeno, la Chimet), luoghi simbolici (l&#8217;acquedotto, l&#8217;inceneritore) &#8211; attorno ai quali ruotano il benessere di tutta la comunità e gli interessi contemporaneamente di tutti e di alcuni.<br />
Questi luoghi sono, sono stati o saranno al centro di trasformazioni che hanno attirato l&#8217;attenzione di alcuni cittadini, i quali, fatta propria la lezione di don Milani &#8211; <em>I care</em>, mi interesso, mi sta a cuore &#8211; si sono posti domande, si sono mossi, hanno fatto ricerche. Dal loro lavoro, e prima ancora dalle preoccupazioni che lo hanno animato, è scaturito il documento che trovate qui. In esso sono raccolti dati, numeri, fatti: partiti da <span id="more-735"></span>alcune domande &#8211; perché il territorio di Quarata ha pagato così tanto una necessità comunitaria legittima quale quella di scavare? Cosa diventerà l&#8217;ex zuccherificio di Castiglioni? Perché paghiamo tanto l&#8217;acqua? Non è proprio possibile pagarla meno? È proprio necessario raddoppiare l&#8217;inceneritore, o esistono modi più virtuosi di gestire i rifiuti? e altre ancora, &#8211; Comitati e Associazioni ambientaliste aretine attendono adesso alcune risposte.<br />
Da chi? Da chi sarà chiamato ad amministrare il nostro territorio di Arezzo nel futuro prossimo, quindi i candidati alle Provinciali ed Europee di giugno. &#8220;Domandare è lecito, rispondere è cortesia&#8221;, recita un adagio popolare: in questo caso, però, rispondere significherà probabilmente qualcosa di più. Un segnale forte per gli elettori, di una volontà precisa tesa a governare il cambiamento, e non a gestire il potere.<br />
D&#8217;altronde, non può essere che la politica a dare ragione delle scelte finalizzate alla realizzazione del bene comune. Bene comune di cui alcune priorità sono salute, lavoro, promozione umana. A questi fini concorrono, ognuno con i propri giustificati interessi, le imprese, le associazioni, i gruppi sociali organizzati come i Comitati e via dicendo. Tutti questi portatori di interesse devono essere liberi di esprimere le proprie posizioni e di esercitare le pressioni necessarie, nel rispetto delle regole della democrazia e della trasparenza proprio come avviene nelle democrazie consolidate.<br />
Ma la mediazione definitiva deve essere quella della politica, che ha l&#8217;autorità e la competenza per assumere le decisioni finalizzate al bene comune. Nelle quali poi tutti devono riconoscersi. È d&#8217;altra parte evidente che se la politica non governa, il bene non è più comune ma è a vantaggio del più forte, cioè generalmente chi detiene il potere economico.<br />
Il tema del bene comune è di complessità rilevante, e non intendiamo certo esaurirlo qui: piuttosto, vogliamo mettere alcuni mattoni utili alla comprensione di ciò che accade intorno a noi, e daremo spazio nel prossimo futuro a tutte gli altri attori sulla scena, cioè i politici che vorranno rispondere a questo documento confrontandocisi. Dimostrando così di essere maggiormente o minormente disposti a lasciarsi contaminare non solo dal potere economico, ma anche dalle realtà associative e sociali.</p>
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		<title>Esclusivo! Il documento politico dei Comitati e delle Associazioni ambientaliste aretine. Scaricalo!</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 06:55:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il file in formato pdf di «Arezzo» numero 203, contenente in esclusiva il documento politico dei Comitati e delle Associazioni ambientaliste aretine, scritto in occasione delle elezioni Provinciali ed Europee.
Scaricalo, leggilo e diffondilo e se volete lasciate un commento, oppure mandate una mail ad arezzosettimanale@gmail.com
«Arezzo» 203 del 28 marzo 2009, con allegato documento politico dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il file in formato pdf di «Arezzo» numero 203, contenente <em>in esclusiva</em> il documento politico dei <strong>Comitati e delle Associazioni ambientaliste aretine</strong>, scritto in occasione delle elezioni Provinciali ed Europee.<br />
Scaricalo, leggilo e diffondilo e se volete lasciate un commento, oppure mandate una mail ad <a href="mailto:arezzosettimanale@gmail.com">arezzosettimanale@gmail.com</a></p>
<p><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/04/arezzo-203.pdf" title="«Arezzo» 203 del 28 marzo 2009, con allegato documento politico dei Comitati aretini (peso: 1,1 mega)">«Arezzo» 203 del 28 marzo 2009, con allegato documento politico dei Comitati aretini (peso: 1,1 mega)</a></p>
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		<title>Parcheggio al &#8220;San Donato&#8221;, le osservazioni dei residenti</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 08:00:03 +0000</pubDate>
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Il progetto dell&#8217;Amministrazione Fanfani di erigere un parcheggio sopra-terra alto 15 metri, a un costo di circa 7.000.000 euro, per risolvere l&#8217;attuale stato di degrado dell&#8217;area di sosta dell&#8217;Ospedale &#8220;San Donato&#8221;, ha riscosso molte perplessità tra i residenti e i (pochi) cittadini al corrente, che hanno appreso la notizia solamente dai punti informativi promossi dall&#8217;Associazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/03/parcheggio-san-donato-01.gif" title="Il parcheggio “nascosto” e inutilizzato all’Ospedale"></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/03/parcheggio-san-donato-01.gif" title="Il parcheggio “nascosto” e inutilizzato all’Ospedale"><img src="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/03/parcheggio-san-donato-01.gif" alt="Il parcheggio “nascosto” e inutilizzato all’Ospedale" border="1" height="239" hspace="1" vspace="1" width="501" /></a></p>
<p>Il progetto dell&#8217;Amministrazione Fanfani di erigere un parcheggio sopra-terra alto 15 metri, a un costo di circa 7.000.000 euro, per risolvere l&#8217;attuale stato di degrado dell&#8217;area di sosta dell&#8217;Ospedale &#8220;San Donato&#8221;, ha riscosso molte perplessità tra i residenti e i (pochi) cittadini al corrente, che hanno appreso la notizia solamente dai punti informativi promossi dall&#8217;Associazione &#8220;Enrico Berlinguer&#8221;, presenti all&#8217;ingresso dell&#8217;Ospedale.</p>
<p>Guarda le foto nella galleria fotografica. Secondo l&#8217;Associazione, il Comune ha fornito poche informazioni sulla costruzione <span id="more-709"></span>di un edificio che avrebbe un impatto ambientale notevole, oltretutto non ha interpellato i cittadini contravvenendo a quel processo di partecipazione tanto decantato in campagna elettorale.<br />
Da sempre l&#8217;Associazione &#8220;Enrico Berlinguer&#8221; si occupa di tutelare, segnalare e monitorare il territorio di Saione, e lo fa anche questa volta, sebbene &#8220;di là&#8221; vi sia un&#8217;Amministrazione della stessa corrente politica. Tuttavia, di fronte ai bisogni quotidiani di una comunità e alla necessità di benessere territoriale, ragionare secondo colori politici non ha molto senso.<br />
È per questo che l&#8217;Associazione si fa voce di tutti i cittadini contrari al progetto. Il presidente Gianfranco Morini: «Da novembre scorso abbiamo chiesto un&#8217;assemblea pubblica, ma ci siamo trovati, per un&#8217;esigenza o l&#8217;altra, impediti. L&#8217;incontro pubblico alla fine è stato concordato (il giorno prima) per il 12 marzo scorso, poi è venuto fuori che l&#8217;assemblea sarebbe stata rinviata al 17 marzo, senza che nessuno ci avvertisse. Un aspetto molto grave di tutto ciò è che, il pomeriggio del 17, all&#8217;ordine del giorno della Cat hanno discusso la variante della zona del parcheggio al &#8220;San Donato&#8221; con l&#8217;intento di modificarla; infatti nell&#8217;area non sono consentite elevazioni edilizie sopra i 12 metri. Sarebbe, secondo noi, il primo passo per consentire la costruzione del mega-parcheggio, che prevede una struttura alta 15 metri più quattro torri da 18 metri.<br />
Hanno voluto discutere la variante prima dell&#8217;assemblea pubblica! Ciò per consentire il passo successivo, cioè la costruzione di questo enorme struttura!».<br />
La riunione in Cat, però, ha visto rinviare la discussione della variante per via dell&#8217;opposizione di alcuni esponenti del Pd. Il disappunto di Morini riguarda il fatto che il progetto sia stato confezionato prima del Consiglio comunale del 12 novembre 2008: «Noi come associazione del territorio siamo delusi, perché l&#8217;assessore Banchetti doveva tener presente il parere dei cittadini prima di prendere in considerazione il progetto dell&#8217;immenso edificio che sarà collocato nei 70 metri quadri dell&#8217;attuale parcheggio.<br />
Non basta certo la riunione solo con la gente di Saione, occorre coinvolgere tutte le Circoscrizioni. Martedì scorso c&#8217;è stata una riunione al Centro Anziani, ma non è stata pubblicizzata per niente, quindi la gente non era numerosa».<br />
I soci dell&#8217;associazione, per dimostrare l&#8217;inutilità del nuovo parcheggio sopra-terra, hanno fatto un&#8217;indagine, rilevando che quello attuale, tutto pieno, contiene circa 670 automobili: «Il parcheggio &#8220;mostro&#8221; conterrà circa 840 automobili, lasciando gli 11 posti auto per gli invalidi in via Lanzi. Quindi circa 400 posti auto in più rispetto a ora, ma non è tutt&#8217;oro ciò che luccica, perché le aree adiacenti adesso sono lasciate in condizioni indecorose. Ci sono posti per circa altre 200 auto, che se riorganizzati meglio renderebbero inutile il multipiano, non ce ne sarebbe bisogno».<br />
Le risorse economiche, com&#8217;è facile immaginare, non ci sono, e per costruire il nuovo parcheggio verrebbe quindi contratto un mutuo da Atam per 7.000.000 di euro, da estinguere in dieci anni con gli introiti del parcheggio a pagamento.<br />
Morini: «Infatti ciò che suscita più scalpore è che la prima ora di sosta sarebbe gratis, e dalla seconda in poi diventerebbe a pagamento. Questo non è morale! Far pagare l&#8217;utenza dell&#8217;Ospedale è una decisione impopolare».<br />
L&#8217;Associazione ha proposto nell&#8217;assemblea alcune alternative per migliorare i parcheggi del &#8220;San Donato&#8221;, in evidente degrado: «L&#8217;Assessore propone di incentivare i servizi pubblici, in quanto il Comune può intervenire nella rete dei servizi pubblici; gli strumenti ci sono, l&#8217;Amministrazione può dare una risposta alle persone più bisognose. L&#8217;Amministrazione Fanfani non capisce che se potessimo servire l&#8217;Ospedale con i mezzi pubblici non sarebbero necessari né il parcheggio sopra-terra né i posteggi a raso in ogni dove, basterebbe riqualificare adeguatamente, con una spesa minore, quello che già abbiamo! La nostra impressione è che anche questa Amministrazione abbia lasciato volutamente una situazione degradata, caotica e una viabilità invivibile per sostenere la necessità del &#8220;bisogno&#8221; di posteggi nuovi, e farsi vanto di una grossa costruzione. Ma vi immaginate la chiusura completa che l&#8217;edificio causerebbe in quell&#8217;area, che già è compressa di suo? Inoltre, se venisse allargato o aperto un altro sottopasso in via Baldaccio d&#8217;Anghiari, tutta Pescaiola si aprirebbe verso il centro storico, e chi proviene da questa zona potrebbe parcheggiare al &#8220;Baldaccio&#8221;. E sarebbe anche utile per coloro che si recano all&#8217;Ospedale».<br />
Il primo passo dell&#8217;associazione è stato informare i cittadini del progetto, ma i prossimi non escludono un&#8217;azione più forte, come la raccolta firme: «Non abbiamo visto un&#8217;apertura verso le nostre proposte o altre, ma se ci fosse l&#8217;intento di proseguire con questo progetto &#8211; che è stato rinviato alla prossima discussione della Cat, &#8211; faremo certamente una raccolta firme. Non vogliamo aprioristicamente nulla, vorremmo discutere del progetto proponendo di riqualificare quello che già c&#8217;è e incentivare il trasporto pubblico e, perché no, gratuito!<br />
Lo slogan del Sindaco in campagna elettorale era &#8220;sviluppo, partecipazione, solidarietà e onestà&#8230;&#8221;. La partecipazione non viene attuata e solidarietà non significa certo far pagare gli utenti dell&#8217;Ospedale; Fanfani ha tutti i motivi per rifletterci».</p>
<p align="right"><strong>Aimone Pignattelli </strong></p>
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		<title>Cutini: «I cittadini protagonisti per il futuro della Chimet»</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 07:00:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ampliamento della Chimet passa attraverso un&#8217;inchiesta pubblica. A deciderlo la Giunta provinciale, che nei giorni passati ha stabilito i termini con i quali verrà analizzato l&#8217;impatto ambientale, e il progetto di ampliamento, risanamento e riqualificazione paesaggistica dello stabilimento di Badia al Pino.
Ad annunciarlo è l&#8217;Assessore provinciale all&#8217;Ambiente Andrea Cutini.
«Vogliamo favorire la massima partecipazione dei cittadini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/03/chinet.jpg" title="La Chimet"><img src="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/03/chinet.jpg" alt="La Chimet" align="right" height="250" width="284" /></a>L&#8217;ampliamento della Chimet passa attraverso un&#8217;inchiesta pubblica. A deciderlo la Giunta provinciale, che nei giorni passati ha stabilito i termini con i quali verrà analizzato l&#8217;impatto ambientale, e il progetto di ampliamento, risanamento e riqualificazione paesaggistica dello stabilimento di Badia al Pino.<br />
Ad annunciarlo è l&#8217;Assessore provinciale all&#8217;Ambiente Andrea Cutini.<br />
«Vogliamo favorire la massima partecipazione dei cittadini <span id="more-707"></span>e proseguire in un clima improntato alla massima trasparenza su questa questione &#8211; spiega Cutini. &#8211; Per questo nel comitato per l&#8217;inchiesta pubblica che sarà nominato, oltre ai tre membri previsti &#8211; il Presidente, che è anche garante dell&#8217;informazione, e i due componenti designati da Provincia e Comune di Civitella, &#8211; abbiamo deciso che debba entrare anche un rappresentante del Comitato di Cittadini per la Salute e l&#8217;Ambiente formatosi a Civitella».<br />
Aperta l&#8217;inchiesta pubblica sulla Chimet, adesso che cosa succederà per il futuro?<br />
«L&#8217;inchiesta consente a cittadini, associazioni, categorie e quant&#8217;altri vorranno intervenire, di presentare e analizzare progetti riguardanti l&#8217;ampliamento della Chimet, che come sappiamo è sottoposta a valutazione di impatto ambientale. L&#8217;inchiesta pubblica è legata a processi legislativi regionali, che consentono ai cittadini di presentare in maniera motivata proposte ed eventuali obiezioni sulla questione Chimet».<br />
Quindi i cittadini al centro delle questioni del dibattito decisionale?<br />
«È la prima volta che uno strumento del genere viene adottato nel nostro territorio. Nel periodo precedente, i cittadini avevano già partecipato in maniera attiva alla vicenda, presentando osservazioni e proposte alternative per la situazione della ditta di Badia al Pino, adesso con lo strumento dell&#8217;inchiesta pubblica ci sarà una maggiore formalità che permetterà di raccogliere tutte le osservazioni della popolazione in maniera più dettagliata e puntuale».<br />
Avete già stabilito le date degli incontri?<br />
«A livello legislativo è previsto che entro 15 giorni venga costituita la commissione di inchiesta, quindi ritengo che quest&#8217;ultima possa da qui a un mese essere già operativa, e possa già iniziare la propria attività di programmazione dei lavori».</p>
<p align="right"><strong>Claudia Failli </strong></p>
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		<title>Quanto costa la “città del domani”?</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 10:27:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È il momento della verità per il Piano Integrato Urbano Sostenibile, ovvero il disegno, immaginato dalla Giunta Fanfani, per lo sviluppo delle opere pubbliche dei prossimi anni.
In scadenza infatti il prossimo 8 marzo il bando regionale, finanziato con fondi europei, per un numero complessivo di una trentina di progetti.
Un totale di 45 milioni di euro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/03/arezzo-200.jpg" title="Quanto costa la “città del domani”?"><img src="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/03/arezzo-200.jpg" alt="Quanto costa la “città del domani”?" align="right" border="5" vspace="5" width="218" height="300" hspace="5" /></a>È il momento della verità per il <strong>Piano Integrato Urbano Sostenibile</strong>, ovvero il disegno, immaginato dalla Giunta Fanfani, per lo sviluppo delle opere pubbliche dei prossimi anni.<br />
In scadenza infatti il prossimo 8 marzo il bando regionale, finanziato con fondi europei, per un numero complessivo di una trentina di progetti.<br />
Un totale di <strong>45 milioni di euro</strong> che, in caso della vittoria aretina del bando, finanzieranno gran parte delle opere pubbliche di qui al 2011. E se dei suddetti 45 milioni di euro, 18 verranno messi direttamente dal Comune, diviene chiaro come in ogni caso alcune opere di quelle inserite nel bando per il cofinanziamento avranno, comunque vada, la priorità. A cominciare da quelle già finanziate o in corso d’opera.<br />
Tra quelle inserite nel PIUSS, spicca ovviamente la riqualificazione delle tre principale piazze del centro cittadino. <strong>Piazza Grande</strong>, per 1 milione 440 mila euro, <strong>piazza San Agostino</strong> per 2 milioni 800 mila euro e <strong>piazza Guido Monaco</strong> per 1 milione 238 mila euro.<br />
A questi si aggiungono l’intervento sulla <strong>Fortezza Medicea</strong>, per un totale di <span id="more-696"></span>3 milioni 582 mila euro, tra il restauro delle mura medicee e del corridoio d’ingresso, la riqualificazione di <strong>via Vittorio Veneto</strong> per 450 mila euro, e della piazzetta del <strong>Praticino</strong> per altri 446 mila.<br />
Un intervento composito quello della Fortezza, che dal 2009 al 2011, dovrebbe impegnare altri 6 milioni 200 mila euro per il recupero dei bastioni della Spina, della Diacciaia, del Soccorso e della Chiesa, oltre alla riqualificazione degli spazi aperti e delle cosiddette “nicchie espositive”.<br />
In più nel 2009, il fiore all’occhiello, della nuova <strong>Casa dell’Energia</strong> all’ex Fonderia “Bastanzetti” per complessivi 2 milioni che, rassicurano in Giunta, con o senza Piuss, si troveranno comunque, soprattutto grazie alla partecipazione di Coingas al progetto.<br />
Ancora, il restauro del <strong>Palazzo della Fraternita dei Laici</strong>, attraverso la predisposizione di spazi espositivi e musicali per 2 milioni 927 mila euro. Infine, tra le opere in agenda nel 2010, spiccano il nuovo <strong>Polo Digitale</strong> nell’area dell’ex Mercato Ortofrutticolo per 2 milioni 594 mila euro, la <strong>Casa delle Culture</strong> all’ex Caserma “Cadorna” per 888 mila euro, il mercato coperto alle Logge del Grano per 1 milione 418 mila euro, il nuovo <strong>Museo delle Telecomunicazioni</strong> a Palazzo Sabatini, al costo di 550 mila euro, e la realizzazione di <strong>due nuovi asili</strong>, uno nel centro storico e l’altro in via Masaccio, per altri 494 mila euro di investimenti per entrambi.<br />
Insomma, grande attesa per il verdetto che darà la Regione. Un punto che chiarirà il peso di Arezzo in Toscana, per quello che diverrebbe il volano dello sviluppo urbano della città del domani.</p>
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		<title>Lavori in corso nel PdL</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 18:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonino Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[La nascita del Popolo della Libertà con lo scioglimento di Forza Italia, An e degli altri partiti minori, non è solamente un atto simbolico per unificare sotto un unico emblema le forze politiche di centro-destra, ma crediamo sia anche l’occasione per cambiare radicalmente il modo di intendere e di fare politica, specie a livello locale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/11/bandiera-italia.jpg' title='bandiera-italia.jpg'><img src='http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/11/bandiera-italia.thumbnail.jpg' alt='bandiera-italia.jpg' /></a>La nascita del Popolo della Libertà con lo scioglimento di Forza Italia, An e degli altri partiti minori, non è solamente un atto simbolico per unificare sotto un unico emblema le forze politiche di centro-destra, ma crediamo sia anche l’occasione per cambiare radicalmente il modo di intendere e di fare politica, specie a livello locale. <span id="more-679"></span><br />
All’idea statica di partito dovrà prendere posto l’idea dinamica di movimento, cioè di azione politica che parte dal basso per giungere in alto, l’idea di radicamento sul territorio, a contatto con la gente di qualsiasi classe sociale, per ascoltare le esigenze e i bisogni della società coinvolgendola attivamente in politica. Perché la politica senza partecipazione è nudo potere, governo dei manager, privilegio di elite. Non deve più accadere che la politica sia considerata il fine per raggiungere una poltrona, ma dovrà essere il mezzo attraverso il quale proporre idee, valori per migliorare la propria città, la propria Regione, la propria Nazione. La politica senza polis, senza polites, è una contraddizione in termini. Ed è per questo che il rinnovamento deve partire dalla base, cioè dalla gente. Inoltre non si può più pensare di fare politica senza cultura, non si può cioè pretendere di definirci di centro-destra solo perché non ci riconosciamo nella sinistra! Non sono i valori e la cultura che mancano al centro-destra, ma chi sappia promuoverli. Non dobbiamo attendere che ci sia un’emorragia all’interno della sinistra, soprattutto in regioni rosse come la Toscana dove la sinistra ha saputo tessere una fitta e opprimente rete burocratica che continua ad avere successo perché non c’è un’alternativa valida sostenuta  da una cultura radicata. Non dobbiamo essere statici, dobbiamo essere dinamici e credere nella forza delle nostre idee, non dobbiamo pensare ai giovani, che rappresentano la vitalità e il futuro, come a semplici manichini da sfruttare per l’occasione, ma credere in loro e coinvolgerli il più possibile nelle attività e nei circoli. Si tratta cioè di fare l’inverso di ciò che abbiamo fatto fino ad oggi.  E’ ovvio che se lasciassimo tutto così come è, non solo la sinistra troverebbe altro terreno fertile, ma creeremo una voragine fra gli eletti e gli elettori. Il Pdl dovrà essere un movimento radicato, non schematico, senza troppi vertici ma con una base solida e forte. E’ nel nascituro Pdl che in molti nutrono questa forte speranza di cambiamento, questa nuova vita che dovrà portarci un modo nuovo di interpretare la politica affidato ad una nuova organizzazione. È la realizzazione concreta di una storia iniziata nel ‘94 che già allora prefigurava il partito unico con i moderati, i liberali, i cattolici, i riformisti.<br />
Quello che verrà sarà un partito che vuole rappresentare tutte le classi sociali. E per tenere insieme pezzi diversi di società  con sensibilità spesso molto diverse tra loro, non basteranno più le cene conviviali sullo stile dei Club Service che pure hanno avuto una funzione fondamentale nel momento della nascita di Forza Italia. Per questo nello Statuto del nuovo partito saranno inserite realtà innovative come i Circoli del Buongoverno e altri. La loro funzione sarà orientata verso la società civile: il nuovo partito sarà articolato in migliaia di piccoli circoli presenti nei luoghi di lavoro, negli uffici, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università, in ogni quartiere in ogni comune, in ogni provincia, in ogni regione. Il nuovo partito vedrà convivere nello stesso partito operai e imprenditori, professionisti e commercianti, dipendenti pubblici e privati, italiani doc e nuovi italiani, settore per settore. Questo sarà il partito degli elettori, così come lo vogliono gli elettori e come lo ha visto Silvio Berlusconi nell’ultimo consiglio nazionale con cui ha sciolto Forza Italia il 21 novembre del 2008. E nel 1994 aveva visto giusto.</p>
<p>CIRCOLI DEL BUONGOVERNO NEL PDL<br />
Antonino Armao<br />
Federico Mugnai</p>
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		<title>Intervista: Paolo Tamburini, «Dalla politica maggiore attenzione per le associazioni di categoria»</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 20:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Ciabatti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[Confederazione Italiana Agricoltori]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Tamburini]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver ascoltato i dirigenti di due associazioni del commercio e dell&#8217;artigianato, questa settimana siamo andati a trovare Paolo Tamburini, dal 1992 presidente della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia). Con il suo aiuto, cerchiamo di comprendere i problemi e le specificità di questo settore.
Qual è, Presidente, lo stato di salute del vostro comparto?
«Oltre le oggettive e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/10/tamburinipaolo.jpg" title="Paolo Tamburini, presidente Cia Arezzo"><img border="0" align="left" width="188" src="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/10/tamburinipaolo.jpg" alt="Paolo Tamburini, presidente Cia Arezzo" height="215" /></a>Dopo aver ascoltato i dirigenti di due associazioni del <a target="_blank" href="http://www.arezzo2000.it/2008/10/23/alberto-papini-produzione-commercio-e-istituzioni-insieme-per-arezzo/" title="Intervista Alberto Papini Confesercenti">commercio</a> e dell&#8217;<a target="_blank" href="http://www.arezzo2000.it/2008/10/24/giovan-battista-donati-crisi-ce-la-faremo-anche-questa-volta/" title="Intervista Giovan Battista Donati Confartigianato">artigianato</a>, questa settimana siamo andati a trovare <strong>Paolo Tamburini</strong>, dal 1992 presidente della <strong>Confederazione Italiana Agricoltori</strong> (<strong>Cia</strong>). Con il suo aiuto, cerchiamo di comprendere i problemi e le specificità di questo settore.<br />
<strong>Qual è, Presidente, lo stato di salute del vostro comparto?</strong><br />
«Oltre le oggettive e trasversali difficoltà che condividiamo con altre categorie, posso dire che le nostre imprese, contrariamente a quanto è successo in Europa in questi ultimi tre anni, hanno visto assottigliarsi ulteriormente il reddito, divenuto assolutamente insoddisfacente. Ciò in virtù di <span id="more-659"></span>uno scarso valore aggiunto. Inoltre è sempre più difficile programmare, in quanto oggi la nostra agricoltura non è in grado di determinare i mercati. Al contrario li subisce. Anche per politiche che vengono attuate lontano da noi, ad esempio negli Stati Uniti, dove aumentare o diminuire alcune produzioni, utilizzarle come biocarburanti piuttosto che a scopo alimentare, crea un turbamento sul mercato, in grado di modificare il normale rapporto tra domanda e offerta, e naturalmente i prezzi».<br />
<strong>Prima di tornare sui prezzi, ci dica se c&#8217;è una nota positiva in grado di alleggerire le vostre preoccupazioni.</strong><br />
«Stiamo notando un avvicinamento dei giovani all&#8217;agricoltura, che credo prescinda dagli incentivi previsti per questi nuovi imprenditori. Penso dipenda dalla loro ricerca di nuove esperienze, in alternativa alle tradizionali possibilità, peraltro in alcuni casi praticamente scomparse. Il posto fisso &#8211; peggio ancora se nella pubblica amministrazione &#8211; evidentemente rappresenta sempre meno un obiettivo raggiungibile».<br />
<strong>È senza dubbio una buona cosa, che favorirebbe un ricambio generazionale. Pensa che potrebbe dare alla nostra terra la speranza di non essere abbandonata?</strong><br />
«È quello che mi auguro. Vede, l&#8217;agricoltura merita più rispetto e considerazione, non solo per l&#8217;importanza plurimillenaria che ha avuto nella storia dell&#8217;umanità, in termini alimentari ed economici. Ad Arezzo sappiamo bene cosa ha rappresentato fino all&#8217;&#8221;altro ieri&#8221;. Troppo spesso &#8211; e forse sono generoso &#8211; ci si dimentica delle funzioni sociali che essa svolge, attraverso il lavoro di chi si occupa di essa. I temi dell&#8217;ecologia, dell&#8217;ambiente, la cura dei fossati, la prevenzione degli incendi, la bellezza dei paesaggi sono facilmente ricollegabili all&#8217;opera dei nostri agricoltori. Chiediamoci: la qualità della vita, l&#8217;attrazione che i turisti italiani e stranieri avvertono nei confronti delle nostre zone e delle eccellenze alimentari che qui nascono, sarebbe la stessa nel caso di un territorio incolto o peggio fortemente urbanizzato?».<br />
<strong>Siamo d&#8217;accordo, e ci auguriamo che queste considerazioni, come certe piante, siano &#8220;sempreverdi&#8221;. Torniamo ai prezzi, argomento &#8220;caro&#8221; a tutti i consumatori, e che a lei, poco prima, ha fatto cambiare espressione. Come mai?</strong><br />
«Perché voglio chiarire con forza, ancora una volta, che le giuste lamentele dei consumatori rispetto agli aumenti di alcuni prodotti alimentari trovano solidali gli agricoltori, spesso additati come responsabili. Per fare un esempio: nel 2008 il prezzo del grano è diminuito del 50%; la pasta è aumentata del 20-25%. Se poi prendiamo in considerazione la frutta, gli aretini possono verificare la differenza in euro, riscontrabile acquistando dal produttore piuttosto che dal negoziante o presso la grande distribuzione. Vista l&#8217;importanza della materia, approfitto anche di questa occasione per riproporre il doppio prezzo che dovrebbe essere applicato sui prodotti. Avrebbe certamente un effetto di contenimento e stabilirebbe un rapporto più equo tra chi produce e chi commercializza».<br />
<strong>Non teme ripercussioni nei rapporti con gli altri soggetti della filiera?</strong><br />
«Credo siano argomenti affrontabili, con il buonsenso e il riconoscimento reciproco delle varie esigenze. Tra l&#8217;altro con spirito collaborativo, insieme a Confagricoltura e Confesercenti, stiamo lavorando affinché le nostre aziende possano rifornire direttamente i ristoratori, con prodotti a chilometri zero, quindi freschi, tipici e al giusto costo. Il concetto è che, oltre i consumatori finali, dobbiamo ovviamente guardare queste realtà, i piccoli commercianti come la grande distribuzione, trovando però un giusto equilibrio per tutti».<br />
<strong>A proposito di spirito collaborativi, chiediamo anche a lei, come a tutti i presidenti di categoria, cosa pensa della necessità di un dialogo paritario, costruttivo e permanente &#8211; tra associazioni, politica e istituzioni, &#8211; per affrontare tutti insieme i problemi di Arezzo e della sua provincia?</strong><br />
«È indispensabile, soprattutto in un frangente come questo. La crisi colpisce tutti noi, a tal punto che possiamo definirla &#8220;unitaria&#8221;. Altrettanto unitario deve essere lo sforzo per vincerla. Le associazioni hanno il dovere di ricercare soluzioni condivise, senza prevaricazioni e personalismi fuori luogo. Devono inoltre esigere dalla politica, nazionale e locale, maggiore attenzione. Ormai è chiaro che le funzioni e la rappresentanza svolte dalle nostre categorie sono assolutamente maggiori rispetto a quelle che possono svolgere i partiti politici. Se ne prenda atto. Se la politica non ascolta, taglia risorse alle organizzazioni professionali e decide in tempi non adeguati alla velocità del cambiamento, vuol dire che non ha a cuore il presente e il futuro delle nostre aziende, con tutte le conseguenze del caso».<br />
<strong>Presidente, prima di salutarci, se vuole, ci segnali un desiderio &#8211; suo e degli agricoltori &#8211; e ci dica: che cos&#8217;è quella bozza che ha sul tavolo, che somiglia molto all&#8217;anteprima di un libro che sta per essere pubblicato?</strong><br />
«Un desiderio è quello di veder definita prima possibile la miglior localizzazione per il mercato ortofrutticolo di Arezzo. Per quel che riguarda la bozza, in effetti si tratta di un libro che ho scritto e che verrà presentato il prossimo 2 dicembre, nel quadro della celebrazione per il trentennale dell&#8217;associazione. Dal titolo, <strong><em>Confederazione Italiana Agricoltori di Arezzo 1978/2008 &#8211; Dalla mezzadria all&#8217;impresa</em></strong>, credo si possa già comprendere che è un viaggio attraverso le trasformazioni avvenute in questi ultimi tre decenni, impreziosito tra l&#8217;altro da decine di foto che illustrano la nostra storia. Gliene farò avere volentieri una copia appena pronto».</p>
<p align="right"><strong>Fabrizio Piervenanzi</strong><br />
<a href="mailto:fabrizio.piervenanzi@gmail.com">fabrizio.piervenanzi@gmail.com</a></p>
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		<title>L&#8217;Editoriale: l&#8217;onda lunga della crisi arriva ad Arezzo&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 07:28:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Ciabatti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dite la vostra]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[«L&#8217;economia aretina è una delle realtà italiane più esposte alle crisi internazionali per la peculiarità del nostro sistema economico-produttivo, che vede al centro il settore orafo e altri manifatturieri particolarmente impegnati nell&#8217;area del dollaro. Nella giornata di giovedì 9 ottobre, dall&#8217;incontro con il nuovo presidente della Camera di Commercio Giovanni Tricca e il direttore Giuseppe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/10/arezzo-palazzo_del_comune-mod.JPG" title="L’onda lunga della crisi arriva ad Arezzo…"><img border="0" align="right" width="300" src="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/10/arezzo-palazzo_del_comune-mod.JPG" alt="L’onda lunga della crisi arriva ad Arezzo…" height="225" /></a>«L&#8217;economia aretina è una delle realtà italiane più esposte alle crisi internazionali per la peculiarità del nostro sistema economico-produttivo, che vede al centro il settore orafo e altri manifatturieri particolarmente impegnati nell&#8217;area del dollaro. Nella giornata di giovedì 9 ottobre, dall&#8217;incontro con il nuovo presidente della Camera di Commercio Giovanni Tricca e il direttore Giuseppe Salvini, è emerso che la crisi sta indubbiamente colpendo duro, con cali significativi dell&#8217;export aretino che raggiungono livelli anche del 30%». Così il presidente della Commissione Attività Produttive, Luigi Polli, fotografa l&#8217;attuale situazione dell&#8217;economia aretina.<br />
Una presa di coscienza che <span id="more-640"></span>parte da lontano, ma che ancora non è arrivata alla definizione di una strategia di ripresa ben precisa. Anche se lo stesso Polli ritiene decisivo affiancare un altro dato.<br />
«È in atto un aumento delle società di capitali che testimonia la volontà del sistema di strutturarsi in maniera sempre più competitiva dinanzi alle sfide internazionali».<br />
Un aumento che però sta facendo i conti, o si troverà presto a farli, con la più grossa crisi finanziaria da quel venerdì nero del 1929, che abbia mai investito gli Stati Uniti e quindi una bella fetta dell&#8217;economia globale.<br />
Da noi, infatti, diviene prevedibile quell&#8217;onda lunga che molti si aspettano e che molto presto colpirà l&#8217;economia reale, l&#8217;accesso al credito per le aziende in primis. Almeno per quelle superstiti.<br />
Crisi di cui discuterà anche il centrodestra aretino, con una serie di incontri e dibattiti all&#8217;Hotel &#8220;Continentale&#8221;. «Sarà occasione per dibattere di sviluppo di Arezzo &#8211; commenta, il consigliere del PdL Stefano Baldi, &#8211; delle iniziative per dare una scossa a una città che è ferma perché attraversa una crisi storica: fase, tuttavia, le cui conseguenze sfavorevoli sono accentuate da un immobilismo amministrativo di cui sono responsabili gli attuali governanti locali».<br />
Uno sviluppo che però stenta a essere ripensato nelle sue linee strutturali.<br />
A partire dalla presa d&#8217;atto della fine di un&#8217;era industriale &#8220;classica&#8221; e l&#8217;inizio dell&#8217;impero del terziario avanzato. Comprensibile, certo, dato il valore storico- economico dell&#8217;oreficeria ad Arezzo. Ma sterile, quando le chiusure a catena delle aziende divengono lo spettro della saturazione accoppiata al calo di domanda di quel preciso, storico settore.</p>
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		<title>La profezia di Tremonti e il ritorno della politica nell’economia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 21:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonino Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Arezzo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>

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		<description><![CDATA[Tremonti come Nostradamus? No, soltanto nemo propheta in patria, come sempre dai tempi dei Romani in poi.
Scriveva Giulio Tremonti nel &#8220;lontano&#8221; 2005: &#8220;1989: cade il muro di Berlino. 1994: nasce la World Trade Organization. Il mondo accelera la sua corsa: è la globalizzazione. 2001: la Cina entra nel Wto. Dopo il muro di Berlino cade [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/10/economia.JPG" title="Crisi economica"><img border="0" align="left" width="202" src="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/10/economia.JPG" alt="Crisi economica" height="300" /></a>Tremonti come Nostradamus? No, soltanto <em>nemo propheta in patria</em>, come sempre dai tempi dei Romani in poi.<br />
Scriveva Giulio Tremonti nel &#8220;lontano&#8221; 2005: &#8220;1989: cade il muro di Berlino. 1994: nasce la World Trade Organization. Il mondo accelera la sua corsa: è la globalizzazione. 2001: la Cina entra nel Wto. Dopo il muro di Berlino cade il muro di Pechino. Il mondo non sarà più come prima: dai due cadaveri eccellenti del comunismo e del liberalismo, l&#8217;ingegneria genetica della politica ha tratto un nuovo mostro: il mercatismo. Mercato unico, pensiero unico, uomo a taglia unica, errore unico. Ma la felicità non s&#8217;incorpora nella concorrenza. Non è l&#8217;Europa a entrare nella globalizzazione, è la globalizzazione <span id="more-632"></span>che entra in Europa. Disegnata su un passato che non c&#8217;è più, stordita dall&#8217;illusione stupefacente del suo vecchio benessere, la politica europea non si accorge che un fantasma si aggira ai suoi confini: il fantasma della povertà&#8221;.<br />
La crisi finanziaria che sta travolgendo le banche statunitensi, con conseguenze ancora imprevedibili sulle economie internazionali (compresa la nostra), rappresenta purtroppo la conferma delle più fosche previsioni.<br />
Il crollo della banche che si sono esposte di più alla speculazione è da ricondurre agli effetti malefici della finanziarizzazione (florida da oltre un trentennio) dell&#8217;economia capitalistica internazionale. Per &#8220;finanziarizzazione&#8221; in senso generale si intende, da un lato il fenomeno della crescita con progressione geometrica del valore della quantità del capitale monetario &#8211; ormai lontano multiplo dell&#8217;accumulazione reale &#8211; impiegato (in uno con il risparmio) in operazioni finanziarie (su valute, titoli azionari, obbligazioni, sulla congerie dei vari strumenti finanziari offerti sul mercato, sui &#8220;prodotti&#8221; derivati), dall&#8217;altro, l&#8217;incredibile proliferazione dei soggetti operanti nel campo finanziario (banche, imprese, società di gestione del risparmio, fondi comuni di investimento, fondi pensione, <em>hedge funds</em> e altro).<br />
Un tempo il sistema monetario soddisfaceva i bisogni commerciali delle grandi industrie. Ma oggi meno del 5% del commercio riguarda il mondo reale di beni e servizi: il resto è speculazione valutaria, cresciuta a un ritmo del 15% annuo, e non è neppure tassata. Era questione di tempo, ma alla fine il Titanic è affondato.<br />
L&#8217;illusione frenetica di &#8220;estrarre valore&#8221; dai prodotti finanziari slegati dall&#8217;economia reale ha finito per drogare l&#8217;economia stessa, e la globalizzazione altrettanto sfrenata e disordinata ha fatto il resto. Analisti provenienti da opposte tendenze politiche avevano ampiamente previsto quello che è successo, nella più completa assenza di governo e di responsabilità da parte della politica, di tutta la politica.<br />
Ora che fare? Certamente non possiamo tornare alla luce delle candele, ai cavalli o alle navi a vapore (almeno ce lo auguriamo), però possiamo prendere in considerazione sperimentazioni economiche che rendano possibili un ritorno a una economia più rispondente ai veri bisogni dell&#8217;uomo, e soprattutto a una economia governata da una politica responsabile.<br />
Guardiamo per esempio a quanto accade in Svezia con la Banca Jak.<br />
La Banca Jak ha più di 20 mila clienti che non sono soggetti a tasso d&#8217;interesse e pagano soltanto le spese amministrative.<br />
Il trucco sta nei &#8220;punti di risparmio&#8221; dati solo dalla somma di denaro presente sul conto e dal tempo di permanenza, e sono misurati in euro/mese (corone/mese in Svezia). Normalmente si può chiedere un prestito solo fino alla cifra di euro/mese che si è riusciti a risparmiare. Ma si può ottenere fino a otto volte di più se si continua a risparmiare mentre si restituisce il prestito. Gli euro/mese risparmiati devono corrispondere a quelli restituiti: in questo modo si costruisce un fondo che dev&#8217;essere alimentato fino alla restituzione totale del prestito. Questo equilibrio tra prestiti e risparmi isola sia la Banca Jak sia i suoi clienti dalle crisi del mercato monetario. Non si è toccati in alcun modo dal tasso di interesse praticato a livello nazionale e internazionale.<br />
Il movimento Jak nacque in Danimarca negli anni Venti, e le banche Jak hanno aumentato la prosperità in tutti i luoghi in cui sono state introdotte. Le banche tradizionali fanno di tutto per eliminarle, perché il movimento minaccia la sorprendente concessione che la società fa alle banche: quella di creare denaro e tenere per sé gli interessi. Ma la banca svedese Jak ha escogitato una formula che si sta diffondendo, e che il sistema difficilmente riuscirà a fermare.<br />
Se guardiamo in casa nostra, possiamo segnalare sporadiche iniziative di banca etica note anche come &#8220;microcredito&#8221;, perlopiù controllate dallo stesso sistema bancario ordinario.<br />
La Provincia di Arezzo sta avviando, in collaborazione con una società specializzata e con un&#8217;associazione di volontariato, un progetto che prevede la concessione di piccoli prestiti senza interesse per il finanziamento di iniziative autonome o per fronteggiare temporanee situazioni di difficoltà da parte di soggetti &#8220;non bancabili&#8221;, che cioè non troverebbero risposte da parte del sistema bancario. La restituzione dei soldi alla società di microcredito è garantita dalla Provincia.<br />
Bisogna essere chiari: questo tipo di iniziative, troppo poco coraggiose per stare da sole sul mercato (forse volutamente) sono tipicamente riparatorie, cioè possono surrogare interventi di sostegno sociale o possono essere utili per strappare dalle grinfie dell&#8217;usura qualche malcapitato.<br />
Ma per essere veramente &#8220;banca etica&#8221;, cioè per garantire l&#8217;autosufficienza e quindi la virtuosità del circuito, manca di un elemento essenziale: l&#8217;assunzione del rischio da parte di un soggetto che ha rinunciato a fare utili prelevando interessi sui prestiti (salvo le spese vive).<br />
È facile prevedere che il progetto finirà non appena la Provincia avrà esaurito il fondo di garanzia.<br />
Insomma, non c&#8217;è alternativa al mercato cioè al rischio di impresa (anche etica), purché il mercato sia governato da una politica forte e responsabile, non solo compassionevole (coi soldi degli altri).</p>
<p align="right"><strong>Antonino Armao<br />
Unione Nazionale Consumatori<br />
</strong>via Crispi 23, Arezzo<br />
<a href="mailto:info@consumatori.arezzo.it">info@consumatori.arezzo.it</a><br />
tel. 0575/354514<br />
cell. 338/4161455<br />
fax 0575/370161</p>
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		<title>Contro il razzismo e le sue cause</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 05:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonino Armao</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il problema razziale è di strettissima attualità nel Paese come anche ad Arezzo. Pertanto ci è sembrato opportuno intervenire per cercare di dare il nostro contributo su questo spinoso argomento che sta dividendo l’Italia, individuando le possibili cause e le necessarie risposte.<br />
Secondo noi esistono tre tipi di razzismo.<span id="more-625"></span>Purtroppo esiste in una piccola minoranza della popolazione un odio razziale e un’intolleranza ingiustificata verso lo straniero, ma anche in alcuni casi verso italiani di altre regioni che si manifesta con insulti o peggio ancora violenze, percosse che in alcuni casi portano all’omicidio. Questo è il razzismo cieco, irrazionale, incomprensibile che non ha attenuanti e che va abbattuto condannando in modo esemplare gli autori di queste abominevoli gesta.<br />
Esiste poi un secondo tipo di razzismo di precauzione e di paura, che investe una buona parte del popolo italiano, cioè un razzismo passivo che si manifesta come fastidio interiore verso coloro che non si sono integrati nella società italiana e che hanno abitudini, usi e costumi totalmente differenti da quelli degli italiani, i quali vedono venir meno l’identità nazionale, non riconoscendosi nel vago e generico cosmopolitismo di valori e tradizioni che rischia di offuscare le nostre radici e la nostra storia.<br />
Crediamo che questa sia semplicemente una reazione di adattamento che affonda le radici nell’incapacità di instaurare rapporti tra razze troppo diverse le quali non trovano un punto di saldatura e di incontro. E’ una difesa legittima dell’Italianità fintanto che si porta rispetto per gli stranieri. Questi italiani desidererebbero che l’immigrato si inserisca nella società italiana rispettando gli usi e le tradizioni italiane, imparando la nostra lingua e riconoscendosi e facendo anche proprie le nostre leggi, la nostra Costituzione ed il nostro tricolore. Questo desiderio è realizzato dalla maggioranza degli immigrati che si è integrata perfettamente, che sono cittadini esemplari e che meritano quindi la stima da parte di tutti. Sono i “nuovi” italiani di cui dobbiamo essere orgogliosi. Ma le minoranze rischiano di compromettere il buon esempio della maggioranza. Alcune usanze, costumi e tradizioni di immigrati sono troppo diverse dalle nostre e in molti casi vanno contro le nostre stesse leggi. Chi non vuole cercare un lavoro, chi vuole vivere da nomade e sfruttare il nostro paese per delinquere deve essere espulso dal territorio italiano. Se non viene espluso è ovvio che nascano rancori e paure in buona parte degli italiani che in questo caso non sono razzisti ma che lo divengono giocoforza.<br />
Non è affatto riprovevole che una nazione ponga un modo di vivere e di pensare al di sopra di un altro e che provi scarsa attrazione per determinati individui e per un modo di vivere che si allontani troppo dalle sue abitudini. Questo non ci autorizza a opprimere e distruggere i valori altrui, a pensare di essere superiori, bensì questo vuol dire credere nella forza morale della propria nazione, essendo orgogliosi della propria appartenenza, e trovare gli stimoli per migliorare e migliorarsi.<br />
Il miscuglio di culture, tradizioni e lingue diverse, un malinteso cosmopolitismo, porta alla disintegrazione dell’unità morale nazionale che trova il dissenso di molti italiani, perché porterebbe alla deriva dei valori e delle regole che ci contraddistinguono. Quindi rispettiamo le tradizioni altrui, ma all’interno della nostra nazione riscopriamo la nostra identità e l’orgoglio di essere italiani nel senso più ampio della parola.<br />
C’è infine una terza forma di razzismo, a nostro parere disgustosa, cioè di quegli italiani, in special modo giornalisti, che amano speculare sul razzismo per fomentare odio politico. Ogni volta che accade un episodio di violenza dove è vittima uno straniero, si grida volontariamente a priori al razzismo senza aver analizzato i fatti per attaccare il Governo. Basta leggere un quotidiano come La Repubblica dove si arriva ad affermare che è il Governo che legittima tutti gli atti di violenza e che alimenta la xenofobia anche quando l’episodio non ha matrice razzista. Non possiamo ogni volta fare del razzismo un fenomeno cosmico e lanciare angosciati appelli alla mobilitazione popolare.<br />
Non scherziamo con il razzismo per fini politici! Non usiamo il razzismo come arma per attaccare il Governo, perché in questa maniera si alimentano paure, diffidenze e fratture in seno agli italiani stessi. Si crea cioè nuova intolleranza e razzismo, quello vero, quello pericoloso.</p>
<p align="right"><strong>Antonino Armao &#8211; Federico Mugnai<br />
IL BUONGOVERNO (Circolo di Piazza Giotto)</strong></p>
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