<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Arezzo2000.it &#187; Cultura</title>
	<atom:link href="http://www.arezzo2000.it/category/cultura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.arezzo2000.it</link>
	<description>Il settimanale per conoscere e vivere Arezzo</description>
	<lastBuildDate>Sun, 14 Feb 2010 10:49:14 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Backspacer ***/***** &#8211; Pearl Jam</title>
		<link>http://www.arezzo2000.it/2009/10/30/backspacer-pearl-jam-di-eleonora-zarroni/</link>
		<comments>http://www.arezzo2000.it/2009/10/30/backspacer-pearl-jam-di-eleonora-zarroni/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 07:46:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzo2000.it/2009/10/30/backspacer-pearl-jam-di-eleonora-zarroni/</guid>
		<description><![CDATA[di Eleonora Zarroni

Se ci fosse un riconoscimento musicale dedicato alla coerenza sicuramente spetterebbe ai Pearl Jam, l’unica band composta da superstiti del grunge che, ormai alla soglia dei quaranta, continuano a suonare ancora ottima musica.
Il nuovo album “Backspace” non è sicuramente il disco dell’anno nè il capolavoro della loro carriera, neanche paragonabile agli storici “Ten” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>di Eleonora Zarroni</em></strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-774" title="backspacer-cover11" src="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/10/backspacer-cover11.jpg" alt="backspacer-cover11" width="397" height="412" /><br />
</strong>Se ci fosse un riconoscimento musicale dedicato alla coerenza sicuramente spetterebbe ai Pearl Jam, l’unica band composta da superstiti del grunge che, ormai alla soglia dei quaranta, continuano a suonare ancora ottima musica.</p>
<p><span id="more-772"></span>Il nuovo album “Backspace” non è sicuramente il disco dell’anno nè il capolavoro della loro carriera, neanche paragonabile agli storici “Ten” e “Vitalogy”, ma è sicuramente un buon disco rock senza fronzoli e definizioni alternative come “avant”, “indie”. Ha il gran pregio di essere compatto, in circa 37 minuti arriva dritto al nocciolo della questione. I testi sono meno arrabbiati rispetto al passato e si ritrovano tematiche diverse da quelle sociali e politiche. I Pearl Jam infatti, sopita la vena polemica contro l’ormai ex presidente Bush, riscoprono il piacere della leggerezza e la positività.<br />
Ascoltare un nuovo album dei Pearl Jam è come incontrare dopo molti anni gli amici con cui si è trascorso l’adolescenza. Si apprezzano sotto le rughe gli stessi sentimenti che ti legavano gli uni agli altri, le stesse idee e si rinnova l’affetto reciproco. Una band che riesce a provocare un piacere simile, anche se può peccare di mancanza di originalità, non può che essere elogiata. E poi la voce di Eddie Vedder, non può che essere amata.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzo2000.it/2009/10/30/backspacer-pearl-jam-di-eleonora-zarroni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>30 ottobre: si improvvisa al Bicchieraia con Areamista!</title>
		<link>http://www.arezzo2000.it/2009/10/30/30-ottobre-si-improvvisa-al-bicchieraia-con-areamista/</link>
		<comments>http://www.arezzo2000.it/2009/10/30/30-ottobre-si-improvvisa-al-bicchieraia-con-areamista/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 07:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzo2000.it/2009/10/30/30-ottobre-si-improvvisa-al-bicchieraia-con-areamista/</guid>
		<description><![CDATA[di Claudia Boschi
AREAMISTA è tornata nella nostra città! Già da settembre sono iniziati i corsi di avviamento al match di improvvisazione teatrale presso l’AREZZOFACTORY in via Masaccio 6° (tutti i martedì dalle 21 potete provare gratuitamente il corso!), ma soprattutto è iniziato il “Primo Campionato Amatori Città di Arezzo”, evento realizzato con il Patrocinio del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>di Claudia Boschi</em></strong></p>
<p>AREAMISTA è tornata nella nostra città! Già da settembre sono iniziati i corsi di avviamento al match di improvvisazione teatrale presso l’AREZZOFACTORY in via Masaccio 6° (tutti i martedì dalle 21 potete provare gratuitamente il corso!), ma soprattutto è iniziato il “Primo Campionato Amatori Città di Arezzo”, evento realizzato con il Patrocinio del Comune di Arezzo e con la collaborazione di BancaEtruria e GROUP4. Sul palco, si sfideranno le città di Arezzo, Firenze, Empoli e Modena. I match di Improvvisazione Teatrale non sono spettacoli convenzionali: gli attori sul palco non hanno la minima idea di che cosa faranno. Tutto è improvvisato dall’inizio alla fine. L’arbitro guiderà gli attori sul palco, fornendo i temi dell’improvvisazioni e gli stili da seguire. Il resto, è affidato alla fantasia. È uno spettacolo un po’ fuori dal comune che merita di essere visto. Sabato 30 Ottobre alle ore 21:00 sul palco del Bicchieraia potremmo assistere allo scontro della squadra di casa contro la squadra di Empoli … Per saperne di più sui corsi e le iniziative proposte da AREAMISTA, potete visitare il sito HYPERLINK &#8220;http://www.areamista.it&#8221; www.areamista.it.<strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzo2000.it/2009/10/30/30-ottobre-si-improvvisa-al-bicchieraia-con-areamista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Love 2 &#8211; Air</title>
		<link>http://www.arezzo2000.it/2009/10/23/love-2-air/</link>
		<comments>http://www.arezzo2000.it/2009/10/23/love-2-air/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 06:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzo2000.it/2009/10/23/love-2-air/</guid>
		<description><![CDATA[
I francesi Air tornano due anni dopo “Pocket Symphony”, album con cui il duo cercava una svolta nel sound, purtroppo mai raggiunta completamente. In “Love 2” gli Air hanno voluto lavorare da soli, registrando tutto l’intero album nel loro studio parigino senza nessun tipo di collaborazione esterna e con l’uso di molti strumenti analogici. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/10/airlove2.jpg' title='airlove2.jpg'><img src='http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/10/airlove2.jpg' alt='airlove2.jpg' /></a><br />
I francesi Air tornano due anni dopo “Pocket Symphony”, album con cui il duo cercava una svolta nel sound, purtroppo mai raggiunta completamente. <span id="more-769"></span>In “Love 2” gli Air hanno voluto lavorare da soli, registrando tutto l’intero album nel loro studio parigino senza nessun tipo di collaborazione esterna e con l’uso di molti strumenti analogici. Il risultato di tanto impegno è un album difficilmente definibile bello o brutto senza entrare in piena contraddizione.<br />
Gli Air sanno regalare al pubblico perle di melodie struggenti e celestiali come “Heaven’s Light” in questo album che, ricordando i fasti di un tempo, fa sussultare e inneggiare al ritorno degli Air che tutti hanno tanto amato. Poi, però, qualcosa si rompe e il giocattolo non funziona più.<br />
L’album è sicuramente un’opera raffinata, frutto del genio creativo di due mostri sacri della musica, però non è quello che ci si aspetta da chi ha composto “Moon Safari” nel lontano 1998. Se da un lato il talento rimane dall’altro è il contenuto che scarseggia, le idee nuove sono poche e le felici intuizioni si ripetono in lungo e in largo. Fortunatamente la classe innata con cui confezionano l’album è tale da offuscare all’ascoltatore poco attento i numerosi scivoloni e la prevedibilità di un sound sempre uguale a se stesso, sbiadito ricordo di un passato glorioso.<br />
I fan continuano ad aspettare un altro capolavoro. Nel frattempo si accontentano di farsi prendere un pò in giro da un disco che rappresenta gli Air come una statuetta della Tour Eiffel in mostra in un Duty Free rappresenta la Francia.<br />
<strong>Eleonora Zarroni</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzo2000.it/2009/10/23/love-2-air/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quanto costa la “città del domani”?</title>
		<link>http://www.arezzo2000.it/2009/03/12/quanto-costa-la-%e2%80%9ccitta-del-domani%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.arezzo2000.it/2009/03/12/quanto-costa-la-%e2%80%9ccitta-del-domani%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 10:27:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dite la vostra]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Arezzo]]></category>
		<category><![CDATA[asili]]></category>
		<category><![CDATA[Casa dell'Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Casa delle Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Fanfani]]></category>
		<category><![CDATA[Fortezza medicea]]></category>
		<category><![CDATA[Museo delle Telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[opere pubbliche]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo della Fraternita]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Grande]]></category>
		<category><![CDATA[Piuss]]></category>
		<category><![CDATA[polo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>
		<category><![CDATA[via Vittorio Veneto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzo2000.it/2009/03/12/quanto-costa-la-%e2%80%9ccitta-del-domani%e2%80%9d/</guid>
		<description><![CDATA[È il momento della verità per il Piano Integrato Urbano Sostenibile, ovvero il disegno, immaginato dalla Giunta Fanfani, per lo sviluppo delle opere pubbliche dei prossimi anni.
In scadenza infatti il prossimo 8 marzo il bando regionale, finanziato con fondi europei, per un numero complessivo di una trentina di progetti.
Un totale di 45 milioni di euro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/03/arezzo-200.jpg" title="Quanto costa la “città del domani”?"><img src="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/03/arezzo-200.jpg" alt="Quanto costa la “città del domani”?" align="right" border="5" vspace="5" width="218" height="300" hspace="5" /></a>È il momento della verità per il <strong>Piano Integrato Urbano Sostenibile</strong>, ovvero il disegno, immaginato dalla Giunta Fanfani, per lo sviluppo delle opere pubbliche dei prossimi anni.<br />
In scadenza infatti il prossimo 8 marzo il bando regionale, finanziato con fondi europei, per un numero complessivo di una trentina di progetti.<br />
Un totale di <strong>45 milioni di euro</strong> che, in caso della vittoria aretina del bando, finanzieranno gran parte delle opere pubbliche di qui al 2011. E se dei suddetti 45 milioni di euro, 18 verranno messi direttamente dal Comune, diviene chiaro come in ogni caso alcune opere di quelle inserite nel bando per il cofinanziamento avranno, comunque vada, la priorità. A cominciare da quelle già finanziate o in corso d’opera.<br />
Tra quelle inserite nel PIUSS, spicca ovviamente la riqualificazione delle tre principale piazze del centro cittadino. <strong>Piazza Grande</strong>, per 1 milione 440 mila euro, <strong>piazza San Agostino</strong> per 2 milioni 800 mila euro e <strong>piazza Guido Monaco</strong> per 1 milione 238 mila euro.<br />
A questi si aggiungono l’intervento sulla <strong>Fortezza Medicea</strong>, per un totale di <span id="more-696"></span>3 milioni 582 mila euro, tra il restauro delle mura medicee e del corridoio d’ingresso, la riqualificazione di <strong>via Vittorio Veneto</strong> per 450 mila euro, e della piazzetta del <strong>Praticino</strong> per altri 446 mila.<br />
Un intervento composito quello della Fortezza, che dal 2009 al 2011, dovrebbe impegnare altri 6 milioni 200 mila euro per il recupero dei bastioni della Spina, della Diacciaia, del Soccorso e della Chiesa, oltre alla riqualificazione degli spazi aperti e delle cosiddette “nicchie espositive”.<br />
In più nel 2009, il fiore all’occhiello, della nuova <strong>Casa dell’Energia</strong> all’ex Fonderia “Bastanzetti” per complessivi 2 milioni che, rassicurano in Giunta, con o senza Piuss, si troveranno comunque, soprattutto grazie alla partecipazione di Coingas al progetto.<br />
Ancora, il restauro del <strong>Palazzo della Fraternita dei Laici</strong>, attraverso la predisposizione di spazi espositivi e musicali per 2 milioni 927 mila euro. Infine, tra le opere in agenda nel 2010, spiccano il nuovo <strong>Polo Digitale</strong> nell’area dell’ex Mercato Ortofrutticolo per 2 milioni 594 mila euro, la <strong>Casa delle Culture</strong> all’ex Caserma “Cadorna” per 888 mila euro, il mercato coperto alle Logge del Grano per 1 milione 418 mila euro, il nuovo <strong>Museo delle Telecomunicazioni</strong> a Palazzo Sabatini, al costo di 550 mila euro, e la realizzazione di <strong>due nuovi asili</strong>, uno nel centro storico e l’altro in via Masaccio, per altri 494 mila euro di investimenti per entrambi.<br />
Insomma, grande attesa per il verdetto che darà la Regione. Un punto che chiarirà il peso di Arezzo in Toscana, per quello che diverrebbe il volano dello sviluppo urbano della città del domani.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzo2000.it/2009/03/12/quanto-costa-la-%e2%80%9ccitta-del-domani%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Continua e finisce la storia di &#8220;Menco&#8221;</title>
		<link>http://www.arezzo2000.it/2009/02/27/continua-e-finisce-la-storia-di-menco/</link>
		<comments>http://www.arezzo2000.it/2009/02/27/continua-e-finisce-la-storia-di-menco/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 14:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Arezzo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[partigiani]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzo2000.it/2009/02/27/continua-e-finisce-la-storia-di-menco/</guid>
		<description><![CDATA[Continua la storia di Domenico Marchi da Palazzo del Pero, detto “Menco”. Un testimone del Novecento, uno degli appena 41 maschi in vita della classe 1916 nell’intera provincia. Una testimonianza, la sua, sui tragici fatti dell’ultimo conflitto dove uomini semplici come lui, incolpevoli, furono obbligati a vivere indicibili sofferenze, trascinati in ruoli di tragiche comparse. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Continua la storia di Domenico Marchi da Palazzo del Pero, detto “Menco”. Un testimone del Novecento, uno degli appena 41 maschi in vita della classe 1916 nell’intera provincia. Una testimonianza, la sua, sui tragici fatti dell’ultimo conflitto dove uomini semplici come lui, incolpevoli, furono obbligati a vivere indicibili sofferenze, trascinati in ruoli di tragiche comparse. </em></p>
<p><strong>Quindi, signor Marchi, riuscì infine a essere ricoverato.</strong><br />
«Riuscii grazie al mio angelo custode tedesco. Lì dentro, poi, divenni amico di altri ricoverati, serbi e russi che avevano conservato le provviste lanciate dagli americani, e di cui mi facevano partecipe».<br />
<strong> Quanto durò?</strong><br />
«Un mese circa. Dimesso dall’ospedale <span id="more-692"></span>mi ritrovai però davanti il famoso tenente medico italiano, che mi spedì subito a disseppellire i morti del bombardamento a tappeto di Brema, in corso. Sperava che vi rimanessi anch’io, lì sotto. Gli giurai vendetta eterna, ma poi… si sa come vanno queste cose».<br />
<strong> Cosa successe in seguito?</strong><br />
«Successe finalmente che una notte, nella primavera del 1945, questo essere e tutti i tedeschi del campo fuggirono, e il giorno dopo arrivarono gli inglesi liberatori. Da quel momento in poi, però, successero altre cose prima di rientrare a casa».<br />
<strong> Cosa accadde?</strong><br />
«Dopo averci disinfettati e puliti, gli inglesi ci fecero rimanere un mese e mezzo ancora nel campo per organizzare il rimpatrio: eravamo circa 700 ex soldati. Ci “passavano” le derrate alimentari dopo aver concordato che fossimo noi, però, a cucinarle. Così fu. Io avevo una fame insaziabile. Di testa».<br />
<strong> Poi?</strong><br />
«E poi ci portarono prima a Lubiana, con i camion, e da lì ci presero in consegna gli americani sino al confine austriaco. Strada facendo raccoglievamo tanti altri soldati italiani sopravvissuti, per cui, sul confine italo-austriaco, dimorammo per lungo tempo in grandi caserme tedesche requisite».<br />
<strong> Si ricorda come rientrò a Palazzo del Pero?</strong><br />
«Certo che me lo ricordo. Eravamo stufi di aspettare, lì sul confine austriaco. Un giorno io e altri tre toscani prendemmo clandestinamente un treno diretto a Firenze. Ricordo che non potendo acquistare il biglietto venivamo nascosti dagli altri passeggeri sotto i sedili di legno ogni volta che passava il controllore».<br />
<strong> Sino a Firenze, e dopo?</strong><br />
«A Firenze c’erano le linee ferroviarie interrotte. Così, con altri due aretini trovammo un passaggio su un camioncino che lentamente, e su strade dissestate, ci portò ad Arezzo. Da qui proseguimmo a piedi per il Palazzo. I tedeschi avevano fatto saltare tutti i ponti».<br />
<strong> Quali furono le emozioni al suo rientro a casa?</strong><br />
«Nessuna. Solo profonda delusione, stanchezza e fame cronica. I miei stentarono a riconoscermi, all’inizio, e io mi rifiutavo di raccontar loro alcunché».<br />
<strong> Cosa le raccontavano i suoi familiari circa i fatti di guerra in Italia?</strong><br />
«Che anche i partigiani avevano le loro colpe. Sì, perché pur sapendo cosa sarebbe successo se ammazzavano anche un solo tedesco, non si tirarono mai indietro. Fu così che morirono, ad esempio, per rappresaglia, dieci componenti della famiglia Bianchini del Palazzo».<br />
<strong> E del regime fascista cosa ricorda?</strong><br />
«Si trattava di un regime violento e di morte. Botte, persecuzione e nessuna libertà. Chi lavorava nel “suo” poteva anche infischiarsene del fascio. Ma se non avevi terra né volevi la tessera del fascio, non mangiavi. Alcune cose me le ricordo positivamente: il regime aveva ripulito la “canaglia” che rubava. Si poteva lasciare la chiave sulla porta… E poi aveva fatto le bonifiche».<br />
<strong> Come vive oggi?</strong><br />
«Grazie a Dio non ho problemi di malattie. Mangio poco e di tutto; mezzo bicchiere di rosso a pasto, e attento alle quantità e agli orari. Poi vado ancora a lavorare nei campi, per quel che posso. Lo dico sempre ai miei nipoti: la vita è una sola e non bisogna “straviziarsi”. Non bisogna ubriacarsi e poi farsi ritirare la patente».<br />
<strong> Come lo vede il futuro di noi tutti?</strong><br />
«Male. Le fabbriche che chiudono e la gente che non ha più lavoro. Ho sempre creduto che Berlusconi non è adatto a fare il capo del Governo. La gente, e i giovani soprattutto, “abboccano” alle sue promesse, che però rimangono sempre tali. Insomma, credo che questo è un Governo che “cava” ai poveri e dà ai ricchi. La politica, in genere, è colpevole. Gli italiani, poi, sono difficili da governare».<br />
Grazie, “Menco”.</p>
<p align="right"> <strong>Pasquale Cirigliano</strong></p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right"><em>La prima parte dell&#8217;intervista la trovate <a href="http://www.arezzo2000.it/2009/02/06/domenico-marchi-uno-dei-quarantuno-del-1916/" title="Domenico Marchi, uno dei 41 del 1916" target="_blank">qui</a></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzo2000.it/2009/02/27/continua-e-finisce-la-storia-di-menco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Domenico Marchi, uno dei quarantuno del 1916</title>
		<link>http://www.arezzo2000.it/2009/02/06/domenico-marchi-uno-dei-quarantuno-del-1916/</link>
		<comments>http://www.arezzo2000.it/2009/02/06/domenico-marchi-uno-dei-quarantuno-del-1916/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 09:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Arezzo]]></category>
		<category><![CDATA[classe 1916]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo del Pero]]></category>
		<category><![CDATA[seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[testimoni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzo2000.it/2009/02/06/domenico-marchi-uno-dei-quarantuno-del-1916/</guid>
		<description><![CDATA[Domenico Marchi da Palazzo del Pero, uno degli appena 41 maschi in vita della classe 1916 dell’intera provincia, è senza dubbio un testimone del Novecento. E ci pare una vera fortuna poter ascoltare da lui un pezzo di Storia raccontata in diretta. Una testimonianza sui tragici fatti dell’ultimo conflitto dove uomini semplici come lui, incolpevoli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/02/domenico-marchi-copia.jpg" title="Domenico Marchi detto “Menco”, uno dei quarantuno del 1916"><img src="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2009/02/domenico-marchi-copia.jpg" alt="Domenico Marchi detto “Menco”, uno dei quarantuno del 1916" align="right" border="1" height="150" hspace="5" vspace="5" width="200" /></a><strong>Domenico Marchi</strong> da Palazzo del Pero, uno degli appena 41 maschi in vita della classe 1916 dell’intera provincia, è senza dubbio un testimone del Novecento. E ci pare una vera fortuna poter ascoltare da lui un pezzo di Storia raccontata in diretta. Una testimonianza sui tragici fatti dell’ultimo conflitto dove uomini semplici come lui, incolpevoli, furono obbligati a vivere indicibili sofferenze trascinati in ruoli di tragiche comparse.<br />
Dal campo di concentramento nazista, dove viene deportato e detenuto per 25 mesi ai lavori forzati, uscirà solo grazie alla liberazione da parte degli Inglesi nel giugno 1945. In questo stesso campo vive una storia un po’ paradossale e a umanità invertite, che ci piace farvi ascoltare.<br />
<strong>Signor Marchi, lei è nato a Palazzo del Pero: che mestiere faceva?</strong><br />
«Veramente è più corretto dire che mestiere faccio<span id="more-682"></span>, perché ho sempre fatto il contadino, il coltivatore diretto, e seguito a farlo».<br />
<strong>In che senso?</strong><br />
«Nel senso che ancora oggi sono io il responsabile dell’orto di casa e dei nostri animali da cortile. E poi, sino a due anni fa ero a badare alle mucche qui nella stalla».<br />
<strong>Cosa ricorda della sua giovinezza?</strong><br />
«Avevo poco più di vent’anni quando fui chiamato a fare il soldato. Esattamente il 10 giugno del 1940 partii per il fronte francese sul Monviso. Lì rimasi solo quindici giorni, e poi fui portato in Jugoslavia».<br />
<strong>Cosa era successo nel frattempo?</strong><br />
«Era successo che l’Italia fece con la Francia l’armistizio quindici giorni dopo l’entrata in guerra, e a noi soldati ci portarono nella Jugoslavia occupata, con un governo fascista imposto, a combattere a fianco dei nazisti 60 mila partigiani comunisti. Dopo l’8 settembre 1943, nel giro di ventiquattr’ore, diventammo prigionieri di guerra di quei nazisti e io, con altre migliaia di soldati italiani, fui deportato in Germania».<br />
<strong>Cosa ricorda in particolare di questa storia?</strong><br />
«Solo cose terribili, e un episodio di Provvidenza. La sera stessa dell’8 settembre, il governo fascista jugoslavo chiamò tutti gli ufficiali italiani dichiarandoli prigionieri, e promettendo loro che all’indomani sarebbero stati rimpatriati».<br />
<strong>Invece?</strong><br />
«Invece il mattino dopo ci consegnarono ai Tedeschi che ci portarono prima a Lubiana e da lì, con vagoni-bestiame, fummo deportati come prigionieri di guerra. Settanta per vagone, per nove giorni di seguito notte e giorno, senza acqua né cibo e in condizioni indescrivibili, finimmo dritti nel campo di concentramento di Essen, ai confini con la Polonia».<br />
<strong>Per quanto tempo è rimasto prigioniero e ai lavori forzati?</strong><br />
«In tutto 25 mesi, sino alla liberazione: il 15 giugno del 1945. Il primo mese andò anche abbastanza bene rispetto a quanto sarebbe successo dopo. Insieme a quindici compagni fui destinato a scavare patate dall’alba al tramonto: almeno potevamo mangiarle. Poi, laceri e a fine raccolto, fummo trasportati a Brema, in un cantiere navale sul fiume Weser» .<br />
<strong>Cosa successe in questo luogo?</strong><br />
«Era un campo di lavori forzati. Dopo otto mesi con quasi niente da mangiare, mi indebolii al punto di rischiare di essere soppresso, se non fossi incappato nella benevolenza di un soldato tedesco di età avanzata».<br />
<strong>Ci vuol raccontare cosa avvenne esattamente?</strong><br />
«Il mio “salvatore” era un soldato tedesco sulla settantina. All’inizio cercava di farmi lavorare poco, e poi riuscì a mandarmi in infermeria dove ebbi la sfortuna, invece, di incontrare un tenente medico italiano».<br />
<strong>Perché dice sfortuna?</strong><br />
«Perché il vero “fetente” della mia storia non è stato un tedesco ma un tenente medico italiano, che non credette alla mia malattia e mi rimandò al lavoro. Ho avuto anche fortuna, però, perché l’uomo della Provvidenza, l’anziano soldato tedesco, ha avuto compassione di me».<br />
<strong>In che modo?</strong><br />
«Per evitare che venissi ucciso come inabile al lavoro, fece firmare un foglio dal capo di quel campo che obbligò il mio ricovero, nonostante l’avversione del tenente medico italiano».</p>
<p align="right"><em>La seconda e ultima parte la trovate nel numero di «Arezzo» in edicola da venerdì 6 febbraio </em></p>
<p align="right"><strong>Pasquale Cirigliano</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzo2000.it/2009/02/06/domenico-marchi-uno-dei-quarantuno-del-1916/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scuola e Università: quello che nessuno ha il coraggio di dire / seconda parte (*)</title>
		<link>http://www.arezzo2000.it/2008/11/15/scuola-e-universita-quel-che-nessuno-dice-seconda-parte/</link>
		<comments>http://www.arezzo2000.it/2008/11/15/scuola-e-universita-quel-che-nessuno-dice-seconda-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 13:44:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonino Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dite la vostra]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Arezzo]]></category>
		<category><![CDATA[meritocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzo2000.it/2008/11/15/scuola-e-universita-quel-che-nessuno-dice-seconda-parte/</guid>
		<description><![CDATA[
L&#8217;eredità del Sessantotto: guerra alla meritocrazia
Il Sessantotto, pur avendo giocato un ruolo positivo nella rimozione di alcuni miti e pregiudizi culturali, ha avuto anche un profondo effetto negativo: ha oscurato la meritocrazia, anzi le ha dichiarato guerra. L&#8217;ideologia egualitaria ha finito per cancellare lo strumento principale a disposizione dei meno abbienti per emergere: in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/11/scuola-02.jpg" title="Gli studenti a lezione a San Francesco"><img src="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/11/scuola-02.jpg" alt="Gli studenti a lezione a San Francesco" align="right" width="219" height="340" /></a></p>
<p align="justify"><font color="#800000"><strong>L&#8217;eredità del Sessantotto: guerra alla meritocrazia</strong></font></p>
<p align="justify">Il Sessantotto, pur avendo giocato un ruolo positivo nella rimozione di alcuni miti e pregiudizi culturali, ha avuto anche un profondo effetto negativo: ha oscurato la meritocrazia, anzi le ha dichiarato guerra. L&#8217;ideologia egualitaria ha finito per cancellare lo strumento principale a disposizione dei meno abbienti per emergere: in questo il Sessantotto ha gettato le basi per un sistema radicalmente iniquo. Bandito il criterio del merito, i figli di notai, ingegneri, medici, avvocati e professori universitari sono diventati a loro volta notai, ingegneri, medici, avvocati e professori universitari. Più di quanto non accadesse prima del 1968. In Francia, un Paese non certo di destra e baluardo dell&#8217;anti-americanismo, la meritocrazia nelle <em>Grandes Ecoles</em> è rigidissima, e infatti tutto si può dire della Francia tranne che non produca un eccellente classe dirigente formata dai più meritevoli, indipendentemente dal censo.<br />
La meritocrazia in Italia vale poco. Lo constatiamo nel lavoro pubblico e nel lavoro privato, e prima ancora <span id="more-673"></span>nelle Scuole e nelle Università. I dati relativi all&#8217;età media dei docenti universitari italiani, pubblicati nel gennaio 2007 sul &#8220;Corriere della Sera&#8221; da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, sono strabilianti: tra oltre 18.000 cattedratici solo 9 hanno meno di 35 anni; 3 su 10 hanno più di 65 anni. L&#8217;Università italiana e la Scuola in generale non sono più in grado di produrre capitale umano adeguato, perché funzionano pessimamente. Anche nella scuola, come nel mondo del lavoro, la mancanza di competizione significa difesa della lobby degli insegnanti.</p>
<p align="justify"><font color="#800000"><strong>E allora, che fare?</strong></font></p>
<p align="justify">Il solo modo per salvare università e scuole è metterle in concorrenza l&#8217;una con l&#8217;altra. Dovrebbe essere ormai chiaro, grazie anche ai lavori convincenti e mai dimostrati errati del professor Perrotti dell&#8217;Università Bocconi, che il difetto della nostra Università e della Scuola in generale non è la mancanza di fondi pubblici, ma l&#8217;impossibilità di creare gli incentivi corretti, licenziando gli insegnanti, ricercatori e professori incapaci o, se non altro, pagandoli molto meno dei loro colleghi più produttivi. Quando negli anni Ottanta Margaret Tatcher incoraggiò i professori più anziani ad accettare un modesto incentivo economico per ritirarsi, la sinistra italiana, compresa quella parte riformatrice che l&#8217;ha rivalutata (vent&#8217;anni dopo), disse cha la Tatcher stava distruggendo le Università inglesi. Invece con parte del denaro risparmiato le Università assunsero docenti giovani, e furono libere di pagare meglio quelli più bravi. Cominciò così la rinascita delle Università inglesi che oggi sono le migliori d&#8217;Europa, e ben competono con quelle americane.<br />
La situazione non è molto diversa nella scuola primaria e secondaria, dove spendiamo per allievo più di ogni altro Paese dell&#8217;Ocse, abbiamo il maggior numero di insegnanti in rapporto al numero di studenti, e ciononostante una percentuale bassissima di diplomati. In tutti i test di letteratura, matematica, logica, gli studenti italiani ottengono punteggi inferiori alla media Ocse. I risultati sono particolarmente sconsolanti nel Mezzogiorno, dove il divario nel livello di apprendimento rispetto al resto d&#8217;Europa è significativo già a partire dalla scuola primaria, e tende ad aumentare negli anni successivi: nel Mezzogiorno un quindicenne su cinque versa in una condizione di &#8220;povertà di conoscenza&#8221;, che è l&#8217;anticamera della povertà economica.<br />
Investire più soldi pubblici in questo sistema educativo semplicemente non serve. Non è con una pletora di dipendenti pubblici che si migliora l&#8217;efficienza della pubblica amministrazione, e non è con una pletora di insegnanti e bidelli che si rende la scuola migliore. Se un insegnante non ha alcun incentivo salariale o di carriera e non affronta nessun rischio di licenziamento, non farà nulla per migliorare il proprio lavoro. Introdurre questi incentivi non costerebbe nulla, <strong>anzi il licenziamento degli insegnanti inadeguati farebbe risparmiare quei soldi necessari per premiare i docenti più meritevoli</strong>. Invece nella sua Finanziaria il Governo Prodi ha stabilizzato (ovvero resi illicenziabili) 60.000 insegnanti senza alcun criterio di merito, in un Paese a bassissima natalità.<br />
Un tentativo di riforma, sia pure edulcorata, per introdurre la valutazione dei docenti fu fatto nel marzo 2004 dal ministro Moratti con un decreto legislativo, ma incontrò subito la resistenza della lobby degli insegnanti. <strong>Invece è proprio il ridimensionamento dell&#8217;influenza corporativa dei docenti la strada da seguire</strong>. Una volta messe in concorrenza tra loro, si dovrebbe concedere molta più autonomia alle singole scuole nelle assunzioni degli insegnanti, perché appunto i migliori vengano premiati e il merito diventi il criterio guida per chi ha il compito così delicato di restituire al Paese giovani preparati, motivati e ambiziosi.</p>
<p align="justify"><font color="#800000"><strong>Tra equità e efficienza? Il merito</strong></font></p>
<p align="justify">Infine, poniamoci una domanda per così dire &#8220;etica&#8221;. È desiderabile una società nella quale, come negli Usa o in Gran Bretagna, i differenziali salariali tra coloro che lavorano sulla frontiera della tecnologia e i &#8220;comuni mortali&#8221; o semplicemente i meno dotati di intelligenza, si allarghino? La risposta è che la discriminazione fondata sul merito è certamente preferibile a quella fondata sul censo. Se la meritocrazia produce disuguaglianze giudicate troppo estreme, le si può in parte correggere con un sistema di tassazione e di welfare efficiente. Cosa che in Italia è ancora un miraggio.<br />
In Italia insomma non abbiamo né un sistema fondato sulla meritocrazia né un sistema fondato sull&#8217;uguaglianza; viviamo una anomalia inquietante in cui prevalgono sia l&#8217;ingiustizia che lo scarso merito. Ciò che serve è l&#8217;esatto opposto, premiare il merito proteggendo chi davvero ne ha bisogno: questa è vera giustizia. La sinistra è terrorizzata dall&#8217;idea di toccare certe lobby e certi mostri sacri culturali come il &#8220;diritto allo studio&#8221;, che di fatto cela una profonda mediocrità, e finisce per difendere l&#8217;ineguaglianza e l&#8217;inefficienza.</p>
<p align="right"> <em>La prima parte è stata pubblicata nel numero 185 di sabato 1° novembre, ed è disponibile <a href="http://www.arezzo2000.it/2008/11/11/scuola-e-universita-quel-che-nessuno-dice-prima-parte/" title="Scuola e Università: quello che nessuno ha il coraggio di dire / prima parte" target="_blank">qui</a></em></p>
<p align="left"><em> Nota:<br />
(*) La fonte è <em>La meritocrazia è di sinistra</em>, di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi.</em></p>
<p align="right"><em> a cura di<br />
<strong>Antonino Armao<br />
</strong>Unione Nazionale Consumatori di Arezzo<br />
Via Crispi 23, 52100 Arezzo<br />
<a href="mailto:info@consumatori.arezzo.it">info@consumatori.arezzo.it</a><br />
<a href="http://www.consumatori.it" title="Unione Consumatori" target="_blank">www.consumatori.it</a><br />
tel. 0575 354514<br />
fax 0575 370161</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzo2000.it/2008/11/15/scuola-e-universita-quel-che-nessuno-dice-seconda-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scuola e Università: quello che nessuno ha il coraggio di dire / prima parte (*)</title>
		<link>http://www.arezzo2000.it/2008/11/11/scuola-e-universita-quel-che-nessuno-dice-prima-parte/</link>
		<comments>http://www.arezzo2000.it/2008/11/11/scuola-e-universita-quel-che-nessuno-dice-prima-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 09:24:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonino Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dite la vostra]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Arezzo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzo2000.it/2008/11/11/scuola-e-universita-quello-che-nessuno-ha-il-coraggio-di-dire/</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;uguaglianza è l&#8217;ideale dei mediocri. Ma in realtà neppure i mediocri desiderano l&#8217;uguaglianza, ma solo che non ci sia nessuno migliore di loro.
Joseph Schumpeter 
La Scuola come terreno prediletto di scontro politico
La Scuola e l&#8217;Università sono istituzioni fondamentali per la crescita e lo sviluppo di un Paese che vuole essere moderno e competitivo, e non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><em>L&#8217;uguaglianza è l&#8217;ideale dei mediocri. Ma in realtà neppure i mediocri desiderano l&#8217;uguaglianza, ma solo che non ci sia nessuno migliore di loro.<br />
Joseph Schumpeter </em></p>
<p><font color="#800000"><strong>La Scuola come terreno prediletto di scontro politico</strong></font></p>
<p align="justify">La Scuola e l&#8217;Università sono istituzioni fondamentali per la crescita e lo sviluppo di un Paese che vuole essere moderno e competitivo, e non possono e non devono diventare terreno di scontro politico. Per questo è necessario un confronto costruttivo e non ideologico tra maggioranza e opposizione. Le scelte che riguardano Scuola e Università devono essere fatte nel solo ed esclusivo interesse dei giovani, se si vuole garantire loro un futuro. Le polemiche sterili, da qualunque parte esse provengano, non contribuiscono a rafforzare le istituzioni scolastiche e universitarie, ma a indebolirle ulteriormente.</p>
<p align="justify"><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/11/scuola.jpg" title="Studenti aretini durante le proteste in piazza San Francesco"></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/11/scuola.jpg" title="Studenti aretini durante le proteste in piazza San Francesco"><img src="http://www.arezzo2000.it/wp-content/uploads/2008/11/scuola.jpg" alt="Studenti aretini durante le proteste in piazza San Francesco" width="340" height="124" /></a></p>
<p align="justify">L&#8217;aria che tira nel mondo è pesante, e <span id="more-669"></span>l&#8217;Italia non può concedersi il lusso di fermarsi o rifiutare a priori qualsiasi cambiamento in un momento in cui la recessione avanza, i consumi calano vertiginosamente e l&#8217;incertezza regna sui mercati. Certo è che i sacrifici devono farli tutte le categorie, e il buon esempio deve venire sempre dall&#8217;alto: nessuno può chiamarsi fuori, proclamandosi innocente e magari invocare il rigore per gli altri.<br />
Perciò per fare chiarezza bisogna uscire dagli slogan. In questi giorni di inebriante ribellione che rievocano altri giorni altrettanto brillanti, quando gli studenti dicono di volere una scuola migliore hanno proprio ragione. Ma come si fa ad avere una scuola migliore? Certo non con gli slogan: <em>Ucci Ucci sento odore di Falcucci</em>, <em>Con simpatia la Moratti a Nassiriya</em>, <em>Ministro Fioroni, servo dei padroni</em>. A Berlinguer furono mostrate le chiappe, De Mauro fu sbertucciato come Pinocchio. Ora tocca alla Gelmini, che <em>divora i bambini</em>.<br />
Ci siamo mai chiesti perché ogni riforma della scuola, proposta da qualsiasi ministro, di qualsiasi partito, è sempre fallita? <em>Cui prodest</em>? Che ci fanno dietro le spalle degli studenti professori e sindacalisti? E i no global? Che c&#8217;entrano? È davvero necessario occupare le scuole? E occupare le stazioni? Chi è che spinge gli studenti a iniziative al limite della legalità? Che interesse ha? Che ci fanno i politici fra i banchi? Vogliamo discuterne?<br />
Proviamo a discutere nel merito come si fa ad avere una scuola migliore. Questo sì che sarebbe, per una volta, davvero rivoluzionario.</p>
<p><font color="#800000"><strong>Due test interessanti</strong></font></p>
<p align="justify"> Una storia che viene dal Kenya insegna più di molte parole. Tre economisti delle Università di Harvard, di Stanford e del Michigan hanno fatto un esperimento. Hanno studiato circa 60 scuole elementari in una regione. A queste scuole è stata offerta una somma di denaro da usare per attribuire un premio al 15 per cento delle allieve di quinta elementare che avessero ottenuto i voti migliori nel test di fine anno. Il premio (12 dollari) avrebbe consentito alle loro famiglie di pagare due anni di scuola aggiuntivi per le bambine stesse. I risultati sono stati strabilianti. Nelle scuole soggette all&#8217;esperimento non solo i voti delle bambine che hanno vinto sono migliorati rispetto alla media degli anni precedenti, ma sono cresciuti con la stessa percentuale, comprese le non premiate. Cosa ancora più curiosa, si sono alzati anche i voti dei maschi esclusi dall&#8217;esperimento. Inoltre, l&#8217;assenteismo degli insegnanti è diminuito grazie alla competizione tra le varie scuole.<br />
È solo un esempio di come la meritocrazia giovi a tutti, non solo ai premiati, ma anche a coloro che per un generale istinto di competizione sono incentivati a impegnarsi di più. Se questo vale per una scuola elementare del Kenya, figuriamoci per un Paese industrializzato. Una osservazione analoga è stata fatta alla Università Bocconi di Milano da tre economisti delle Università di Bologna e Torino. Sono state considerate due categorie di studenti, una appena al di sotto e una appena al di sopra della soglia del reddito che fa scattare tasse più elevate. Anche in questo caso i risultati sono stati molto istruttivi.<br />
Un aumento delle tasse universitarie di 1000 euro all&#8217;anno produce una riduzione del 6% della probabilità che uno studente vada fuori corso, senza che la media dei suoi voti si abbassi. Il motivo è evidente: un incentivo monetario stimola l&#8217;impegno a finire gli studi senza influire sulla qualità. Semplicemente diventa più costoso &#8220;prendersela comoda&#8221;.<br />
La sinistra italiana (così come anche una certa destra) sembra invece convinta che il &#8220;diritto allo studio&#8221; sia garantito solo dalle tasse che i contribuenti pagano allo Stato. È falso. All&#8217;Università ci vanno soprattutto i ricchi e le classi che potrebbero contribuire con una percentuale decisamente maggiore al costo delle spese universitarie. Borse di studio ben congegnate, invece, garantirebbero l&#8217;accesso all&#8217;università a tutti i meritevoli e il sistema nel suo complesso risulterebbe più efficiente ed equo.</p>
<p><strong>L&#8217;eredità del Sessantotto: guerra alla meritocrazia; E allora, che fare?; Tra equità e efficienza? Il merito.<br />
La prima parte dell&#8217;articolo è stata pubblicata nel numero 185 di «Arezzo», la conclusione nel numero 186 e potete recuperarla <a href="http://www.arezzo2000.it/2008/11/15/scuola-e-universita-quel-che-nessuno-dice-seconda-parte/" title="Scuola e Università: quello che nessuno ha il coraggio di dire / seconda parte" target="_blank">qui</a>.</strong></p>
<p>Nota:</p>
<p>(*) Fonte: <em>La meritocrazia è di sinistra</em>, di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi.</p>
<p align="right"> a cura di<br />
<strong>Antonino Armao<br />
</strong>Unione Nazionale Consumatori di Arezzo<br />
Via Crispi 23, 52100 Arezzo<br />
<a href="mailto:info@consumatori.arezzo.it">info@consumatori.arezzo.it</a><br />
<a href="http://www.consumatori.it" title="Unione Consumatori" target="_blank">www.consumatori.it</a><br />
tel. 0575 354514<br />
fax 0575 370161</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzo2000.it/2008/11/11/scuola-e-universita-quel-che-nessuno-dice-prima-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Karemaski!</title>
		<link>http://www.arezzo2000.it/2008/11/01/karemaski/</link>
		<comments>http://www.arezzo2000.it/2008/11/01/karemaski/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 08:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Ciabatti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Arezzo]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Karemaski]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzo2000.it/2008/11/01/karemaski/</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Non farti cambiare dal mondo, cambia il mondo&#8221;. A dirlo è stato il mitico e fantomatico A.I. Karemaski, un &#8220;eroe dimenticato&#8221; del Novecento. Da lui e da quello che rappresenta prende ispirazione il nuovo locale, al posto del Double Music &#8211; in via Edison, zona Pratacci, www.myspace.com/karemaski &#8211; che apre i battenti venerdì 24 ottobre.
Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">&#8220;Non farti cambiare dal mondo, cambia il mondo&#8221;. A dirlo è stato il mitico e fantomatico A.I. Karemaski, un &#8220;eroe dimenticato&#8221; del Novecento. Da lui e da quello che rappresenta prende ispirazione il nuovo locale, al posto del Double Music<em> &#8211; </em>in via Edison, zona Pratacci, <strong>www.myspace.com/karemaski</strong> &#8211; che apre i battenti venerdì 24 ottobre.<br />
Non a caso si chiama proprio &#8220;Karemaski&#8221;. L&#8217;impostazione <span id="more-661"></span>della nuova creatura è molto differente dal passato: continuerà a essere un circolo Arci come il suo predecessore, ma con un&#8217;attenzione molto maggiore ai frequentatori. Si potranno presentare e proporre idee all&#8217;interno del circolo, e non solo essere clienti del locale. I nuovi gestori mirano a creare un&#8217;identità aperta e condivisa di questo spazio, un luogo dove potersi confrontare oltre che ascoltare buona musica.<br />
Il locale infatti sarà un <em>multi art lab</em>, ovvero fucina di idee e punto di raccolta di proposte ed esperienze diverse. Dalla musica dal vivo, una mancanza seria nel panorama aretino, allo spazio espositivo, da mostre artistiche e fotografiche ai fumetti, senza dimenticare la letteratura e il teatro. Un vero e proprio laboratorio aperto a tutti i settori culturali.<br />
Si parte subito con un&#8217;interessante programmazione musicale: il 24 ottobre protagonisti i <strong>Frost</strong>, cinque ragazzi umbri con il loro elettro-punk a tutto volume. Si prosegue sabato 25 con <strong>Axè De Salvador Bahia</strong>, per una serata tutta da ballare con musica brasiliana. Per tutto novembre il locale sarà aperto dal giovedì al sabato, poi da dicembre anche la domenica e in prospettiva, con l&#8217;avvio dei laboratori di scrittura, di fumetti e gli altri progetti culturali, anche gli altri giorni della settimana. L&#8217;obiettivo dei gestori è di offrire uno spazio per la musica dal vivo e allo stesso tempo promuovere, attraverso i sempre più frequentati social network, su tutti Myspace e Facebook, i migliori gruppi aretini anche fuori città.<br />
C&#8217;è pure l&#8217;idea, ambiziosa ma non impossibile, di metter su una agenzia di <em>booking</em>, ovvero una struttura che promuova e porti in giro artisti del nostro territorio e che abbia il locale come punto di riferimento.<br />
Altre serate imperdibili sono il 7 novembre con i <strong>Marta sui tubi</strong>, con il loro folk-punk venato di indie, e il 29 novembre con <strong>A Toys Orchestra</strong>, un quintetto indie dalla Campania tutto da ascoltare.<br />
Karemaski avrebbe di certo approvato, e sarebbe stato in prima fila all&#8217;apertura del locale, per (provare a) cambiare il mondo, o almeno le serate ai giovani aretini.</p>
<p align="right"><strong>Paco Mengozzi</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzo2000.it/2008/11/01/karemaski/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Alfonso Caruso: Decreto Gelmini, «Meno polemiche, più lavoro di squadra»</title>
		<link>http://www.arezzo2000.it/2008/10/31/alfonso-caruso-decreto-gelmini-%c2%abmeno-polemiche-piu-lavoro-di-squadra%c2%bb/</link>
		<comments>http://www.arezzo2000.it/2008/10/31/alfonso-caruso-decreto-gelmini-%c2%abmeno-polemiche-piu-lavoro-di-squadra%c2%bb/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 16:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Ciabatti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Alfonso Caruso]]></category>
		<category><![CDATA[Arezzo]]></category>
		<category><![CDATA[Piano Annuale di Dimensionamento]]></category>
		<category><![CDATA[Provveditore agli Studi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Superiori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzo2000.it/2008/10/31/alfonso-caruso-decreto-gelmini-%c2%abmeno-polemiche-piu-lavoro-di-squadra%c2%bb/</guid>
		<description><![CDATA[Alunni senza scuola o scuole senza alunni? Toni sempre più feroci accompagnano la discussione circa la riforma scolastica ideata dal ministro Mariastella Gelmini. Ad Arezzo &#8211; come in gran parte del territorio nazionale &#8211; sono in molti a chiedersi quale sarà il futuro delle nostre scuole.
«Ho ritenuto essenziale puntualizzare &#8211; afferma il provveditore provinciale agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Alunni senza scuola o scuole senza alunni? Toni sempre più feroci accompagnano la discussione circa la riforma scolastica ideata dal ministro Mariastella Gelmini. Ad Arezzo &#8211; come in gran parte del territorio nazionale &#8211; sono in molti a chiedersi quale sarà il futuro delle nostre scuole.<br />
«Ho ritenuto essenziale puntualizzare &#8211; afferma il provveditore provinciale agli Studi <strong>Alfonso Caruso</strong> <span id="more-658"></span>- quali, stando alle linee programmatiche pubblicate dal Ministro Gelmini, siano le scuole che si trovano nelle condizioni di subire ridimensionamenti. Sappiamo che in base alle nuove disposizioni, le scuole con meno di 50 alunni non potranno funzionare. Nella nostra provincia tale realtà si applica a 15 elementari e 9 medie, anche se è prevista una procedura graduale per tendere al dimensionamento ottimale previsto. Comunque, in ogni caso, si terrà conto delle scuole situate in zone montane. Questo stando a ciò che si evince dalle linee programmatiche ministeriali. Per tanto se un plesso scolastico si ritrova con meno di 50 alunni andrà necessariamente a essere inglobato in una scuola vicina».<br />
<strong>Ma non togliamo un servizio?</strong><br />
«Descrivendo la realtà degli istituti a rischio, ho voluto lanciare una sorta di allarme circa la situazione aretina, ma vorrei che non si generassero ulteriori allarmismi o sterili polemiche, che davanti alla realtà dei fatti non servono. Dobbiamo chiederci, visti i dati relativi al numero di scuole a rischio, cosa possiamo fare per dimostrare che Arezzo ha necessità differenti e più particolareggiate rispetto a quelle previste dalla Gelmini. Quindi, o ci adeguiamo ai parametri ministeriali oppure ci attrezziamo per trovare motivazioni valide che impediscano l&#8217;applicazione di questa normativa oppure il suo ritardo. In questo senso, mi auguro al più presto un tavolo di discussione dove possiamo analizzare la realtà territoriale aretina e valutare quali siano le esigenze della nostra provincia».<br />
<strong>Allora come procedere per salvare gli istituti a rischio?</strong><br />
«Dobbiamo applicare un sistema di lavoro concertato. Solo lavorando tutti insieme potremmo riuscire a capire quali siano le soluzioni migliori da applicare. Possono venir fatte tutta una serie di valutazioni che potrebbero comportare una rivalutazione dei parametri per alcuni istituti. Ad esempio, una realtà come Castelluccio (che secondo i dati ha meno di 50 alunni), potrebbe anche mantenere la propria scuola elementare visto che stanno costruendo nuovi appartamenti e quindi, presumibilmente, nuove famiglie verranno ad abitare in quella zona. Così potrebbe valere per altre realtà urbane. Non solo, se &#8211; valutazioni logistiche e dati alla mano &#8211; si rilevasse che trasporti e trasferimenti degli attuali plessi in altre scuole risultassero più onerosi del mantenimento di stesso della struttura, si potrebbe anche rivalutare se sopprimerla o meno. Bisogna attrezzarsi per far capire che ci sono soluzioni diverse dalla soppressione, per questo è fondamentale che gli Enti locali che conoscono il nostro territorio intervengano e coinvolgano anche la cittadinanza, in modo da rispondere puntualmente alle esigenze espresse. Non si può continuare solo a fare polemica intorno a questo argomento, i politici devono fare in modo di cambiare il decreto rendendolo in modo che si confaccia alle necessità di Arezzo».<br />
<strong>E gli istituti superiori?</strong><br />
«Dal 1° settembre prossimo le Regioni sono tenute ad attuare il Piano annuale di Dimensionamento, che riguarderà le scuole che nella loro interezza risultino con meno di 500 (o 300 se situate in zone montane) alunni. Tra queste si trova anche l&#8217;Istituto &#8220;Buonarroti&#8221; di Arezzo. In questo caso però si tratta solo di inglobare sotto un unico istituto corsi di formazione diversi. Per intenderci, Ragioneria esisterà sempre, ma la gestione dell&#8217;istituto potrebbe venir accorpata da un&#8217;altra scuola superiore, permettendo però ai ragazzi di continuare il loro percorso di formazione».</p>
<p align="right"><strong>Claudia</strong> <strong>Failli</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzo2000.it/2008/10/31/alfonso-caruso-decreto-gelmini-%c2%abmeno-polemiche-piu-lavoro-di-squadra%c2%bb/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
