di Eleonora Zarroni

Se ci fosse un riconoscimento musicale dedicato alla coerenza sicuramente spetterebbe ai Pearl Jam, l’unica band composta da superstiti del grunge che, ormai alla soglia dei quaranta, continuano a suonare ancora ottima musica.
Il nuovo album “Backspace” non è sicuramente il disco dell’anno nè il capolavoro della loro carriera, neanche paragonabile agli storici “Ten” e “Vitalogy”, ma è sicuramente un buon disco rock senza fronzoli e definizioni alternative come “avant”, “indie”. Ha il gran pregio di essere compatto, in circa 37 minuti arriva dritto al nocciolo della questione. I testi sono meno arrabbiati rispetto al passato e si ritrovano tematiche diverse da quelle sociali e politiche. I Pearl Jam infatti, sopita la vena polemica contro l’ormai ex presidente Bush, riscoprono il piacere della leggerezza e la positività.
Ascoltare un nuovo album dei Pearl Jam è come incontrare dopo molti anni gli amici con cui si è trascorso l’adolescenza. Si apprezzano sotto le rughe gli stessi sentimenti che ti legavano gli uni agli altri, le stesse idee e si rinnova l’affetto reciproco. Una band che riesce a provocare un piacere simile, anche se può peccare di mancanza di originalità, non può che essere elogiata. E poi la voce di Eddie Vedder, non può che essere amata.