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Mercato auto: è crisi anche ad Arezzo? Seconda parte

Sunday, 1 March, 2009 · Nessun Commento

«Tira una brutta aria, terribile». Con queste parole esordisce Aldo Pistocchi, venditore Aurelia Auto, alla nostra domanda sull’andamento del mercato automobilistico ad Arezzo. «La nostra città – ci confessa Pistocchi – soffre maggiormente perché il settore trainante dell’economia, quello orafo, è in crisi e questo pesa su tutta l’impresa aretina. In Valdarno, per esempio, dove il settore trainante è quello calzaturiero, il mercato dell’auto soffre di meno, ci sono stati cali più contenuti. È calato comunque anche l’interesse da parte degli acquirenti, ma è già da tempo che diciamo questo.
La gente purtroppo è indebitata, colpa soprattutto delle campagne a tasso zero che hanno invogliato i clienti a comprare. Adesso infatti gli italiani si sono trovati a pagare cinque o sei rate insieme. Le finanziarie sono in questo momento molto più attente, e pretendono molte più sicurezze. Su dieci finanziamenti, più della metà vengono negati o perchè il cliente ne ha troppi o perché è già moroso su altre rate.
Ma il mercato dell’auto è già in calo dallo scorso anno – continua Pistocchi. – Quando i giornali dicevano che le vendite erano calate del 20-25% non mi trovavano mai d’accordo, perché in realtà il calo è stato circa del 30%, questo perché a fine mese per raggiungere gli obiettivi le concessionarie si immatricolavano (e lo fanno tutt’oggi) le auto cosiddette “a chilometri zero” e queste, che in Motorizzazione risultavano vendute, in realtà restavano nel parcheggio senza acquirente.
La prima a fare ciò è stata la Fiat, per mantenere le quote del mercato, poi si sono accodate tutte le altre case automobilistiche. Il mercato reale ha avuto già uno scivolone da un anno».
Secondo Pistocchi però il momento della risalita non è vicino, anzi «sarà sempre peggio. Ora è il crollo è in tutti i settori, è generale». Sul tema delle auto ecologiche il venditore Aurelia Auto ci dice come in Italia siamo molto avanti rispetto a Paesi come gli Stati Uniti, anche se per il futuro dovremmo trovare delle alternative al petrolio, che sia idrogeno o elettricità non ha importanza.
Sul futuro Pistocchi non ha dubbi: «Il momento più duro dovrà arrivare, perché molte aziende cercano di tirare avanti ma sono con l’acqua alla gola, quando qualcuna comincerà a cadere ci sarà probabilmente un effetto domino, a catena. Secondo me parlare soltanto della crisi del settore dell’auto è sbagliato, ci sono altri settori, molto più importanti, che andrebbero sviluppati, non bisogna dipendere dall’automobile. Non si possono avere in famiglia quattro-cinque macchine che alla fine non ci servono. Il 2009 sarà un anno terribile, non vediamo spiragli perché non è una malattia italiana, come quella che ha passato la Fiat qualche anno fa, ma internazionale. Tutti i Paesi sono nella stessa barca. Sicuramente il Governo italiano non ha molto da inventare perchè non ha soldi, e alla fine gli aiuti che sicuramente darà li ripagheremo noi. Il Governo italiano deve avere un po’ di buona volontà e cercare di invogliare all’acquisto. Le vetture da rottamare devono essere più giovani, perlomeno di dieci anni, perché ci sono macchine di otto anni molto inquinanti e non sicure».
Per quanto riguarda le scelte che i clienti fanno in salone, Pistocchi ci sottolinea come «tutti hanno messo le retromarcia, da due macchine passano a una, oppure ritornano su cilindrate meno impegnative, che consentono un risparmio per quanto riguarda assicurazione, bollo e carburante. La macchina grossa non interessa più. Anche chi avrebbe le opportunità economiche per cambiare autovettura non lo fa, perché non c’è voglia, volontà».
Per quanto riguarda l’usato, Pistocchi ci confida che «il mercato di un certo livello non esiste più, un Mercedes o un Bmw usato non li compra più nessuno, perché invece di spendere 25 mila euro per questa auto usata ne spendono 15 mila e ne comprano una nuova. Il mercato dell’usato che riguarda le auto più piccole è fiorente ma sta mancando il prodotto, non c’è infatti ricambio, perché la gente non cambia più auto di tre-quattro anni. Si trovano macchine o molto vecchie, che non sono rientrate nella rottamazione, o aziendali, che però si avvicinano come prezzo a quelle nuove».

Ilaria Peruzzi

Tags: Economia · Generale

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