Nel 2006 erano circa 900, oggi circa 1050. Stiamo parlando degli alloggi di edilizia residenziale pubblica del nostro territorio. Un numero ancora insufficiente a soddisfare una domanda in continua crescita. La crisi del settore immobiliare non solo aretino complica le cose, mentre coloro che indicano il problema casa come una questione sulla quale aumentare l’attenzione sono sempre di più. Già la Caritas nel Rapporto provinciale sulle Povertà aveva indicato la questione come cruciale, ma oggi è l’assessore comunale alla Casa Alessandro Caporali, dello Sdi, a richiamare l’attenzione sulla questione.

Ultimamente si parla di emergenza abitativa anche ad Arezzo. Condivide questa analisi?
«Ritengo eccessivo parlare di emergenza, ma anche ad Arezzo c’è un “problema casa” che dipende da un impoverimento della popolazione. Questa situazione è determinata da costi eccessivi, ed è aggravata dal fatto che il primo gennaio 2006 è stato interrotto il decreto sulle proroghe degli sfitti, che ha determinato un’intensificazione degli sfratti. In più aggiungiamo che negli ultimi lustri il problema del reperimento delle aree da destinare ad alloggi popolari era stato sottovalutato. Oggi ci troviamo in una situazione preoccupante, che potrebbe diventare emergenza se non ci sarà un impegno politico e un conseguente impegno di risorse. Anche se i fondi sono pochi, la Giunta Fanfani deve fare questo sforzo».
Cosa prevede il Piano Casa da lei predisposto?
«Non essendoci aree già pronte, o appartamenti di proprietà dell’Amministrazione disponibili, abbiamo cercato di reperire sul mercato alloggi da dare poi in affitto agevolato. Per ottenere questo risultato abbiamo utilizzato anche lo strumento urbanistico che prevede il coinvolgimento delle Diocesi, che ci permetterà di introdurci in 12 appartamenti. Inoltre, inseriremo nel Regolamento Urbanistico di attuazione la clausola che in ogni lottizzazione venga destinata una percentuale del 4-5% a edilizia residenziale pubblica. Questo potrà avvenire o attraverso la cessione di aree o appartamenti al Comune, o attraverso affitti agevolati di immobili reperiti sul mercato. In questo modo eviteremo anche di concentrare eccessivamente nella stessa zona famiglie che spesso presentano disagi. Un momento molto importante sarà la convocazione entro novembre del tavolo sulle questioni della casa, istituito dalla Giunta all’inizio della legislatura e comprendente una molteplicità di soggetti impegnati in questo fronte, per illustrare questo Piano».
Quando diverrà operativo?
«Già nei mesi di gennaio-febbraio avremo la possibilità di avere una quarantina di appartamenti, che andranno ad aggiungersi a quelli che stiamo predisponendo attualmente».
Qual è la cifra che il Comune impegnerà?
«È una questione piuttosto complessa. Nello stanziamento del Governo Prodi, che prevedeva 31 milioni per la Regione Toscana, il Livello Ottimale di Esercizio (Lode) – che comprende il Comune di Arezzo, Castiglion Fiorentino e Civitella della Chiana – si era aggiudicato un milione e mezzo di euro. Soldi già anticipati dal Comune di Arezzo, ma sospesi dal Governo Berlusconi. A livello nazionale, infatti, si parla molto di Piano Casa, ma per ora non se ne vedono gli effetti. In questo contesto, se reperiamo alloggi sul mercato e poi li diamo in affitto a canoni agevolati, avremo spese nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. Se reperiamo direttamente appartamenti o immobili da trasformare in case popolari parliamo di milioni di euro. La Giunta Fanfani in campagna elettorale si era impegnata fortemente sul piano del sociale, indicandolo come elemento strategico e prioritario. Dopo l’abbattimento delle liste di attesa sugli asili nido e sulle scuole materne, è giunto il momento di impegnarsi con risorse adeguate sul problema casa. In ogni caso, entro il 31 dicembre verrà approvato il bilancio preventivo, entro tale data avremo cifre più precise».
Il Piano prevede anche interventi innovativi?
«Siamo in procinto di acquistare un edificio nel centro storico, nella zona di San Gimignano, dove probabilmente sarà possibile ricavare circa 25 appartamenti per anziani, single ecc., sviluppando un progetto integrato di housing sociale. Questo progetto innovativo potrà godere di finanziamenti esterni all’Amministrazione che richiederanno, tra acquisizione e ristrutturazione, circa due milioni e mezzo di euro. Entro l’anno prevediamo di effettuare i primi atti per l’acquisto di questo immobile riconducibile ad ambienti religiosi, ma non di proprietà della Diocesi».
Luca Primavera
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