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Scuola e Università: quello che nessuno ha il coraggio di dire / prima parte (*)

Tuesday, 11 November, 2008 · 2 Commenti

L’uguaglianza è l’ideale dei mediocri. Ma in realtà neppure i mediocri desiderano l’uguaglianza, ma solo che non ci sia nessuno migliore di loro.
Joseph Schumpeter

La Scuola come terreno prediletto di scontro politico

La Scuola e l’Università sono istituzioni fondamentali per la crescita e lo sviluppo di un Paese che vuole essere moderno e competitivo, e non possono e non devono diventare terreno di scontro politico. Per questo è necessario un confronto costruttivo e non ideologico tra maggioranza e opposizione. Le scelte che riguardano Scuola e Università devono essere fatte nel solo ed esclusivo interesse dei giovani, se si vuole garantire loro un futuro. Le polemiche sterili, da qualunque parte esse provengano, non contribuiscono a rafforzare le istituzioni scolastiche e universitarie, ma a indebolirle ulteriormente.

Studenti aretini durante le proteste in piazza San Francesco

L’aria che tira nel mondo è pesante, e l’Italia non può concedersi il lusso di fermarsi o rifiutare a priori qualsiasi cambiamento in un momento in cui la recessione avanza, i consumi calano vertiginosamente e l’incertezza regna sui mercati. Certo è che i sacrifici devono farli tutte le categorie, e il buon esempio deve venire sempre dall’alto: nessuno può chiamarsi fuori, proclamandosi innocente e magari invocare il rigore per gli altri.
Perciò per fare chiarezza bisogna uscire dagli slogan. In questi giorni di inebriante ribellione che rievocano altri giorni altrettanto brillanti, quando gli studenti dicono di volere una scuola migliore hanno proprio ragione. Ma come si fa ad avere una scuola migliore? Certo non con gli slogan: Ucci Ucci sento odore di Falcucci, Con simpatia la Moratti a Nassiriya, Ministro Fioroni, servo dei padroni. A Berlinguer furono mostrate le chiappe, De Mauro fu sbertucciato come Pinocchio. Ora tocca alla Gelmini, che divora i bambini.
Ci siamo mai chiesti perché ogni riforma della scuola, proposta da qualsiasi ministro, di qualsiasi partito, è sempre fallita? Cui prodest? Che ci fanno dietro le spalle degli studenti professori e sindacalisti? E i no global? Che c’entrano? È davvero necessario occupare le scuole? E occupare le stazioni? Chi è che spinge gli studenti a iniziative al limite della legalità? Che interesse ha? Che ci fanno i politici fra i banchi? Vogliamo discuterne?
Proviamo a discutere nel merito come si fa ad avere una scuola migliore. Questo sì che sarebbe, per una volta, davvero rivoluzionario.

Due test interessanti

Una storia che viene dal Kenya insegna più di molte parole. Tre economisti delle Università di Harvard, di Stanford e del Michigan hanno fatto un esperimento. Hanno studiato circa 60 scuole elementari in una regione. A queste scuole è stata offerta una somma di denaro da usare per attribuire un premio al 15 per cento delle allieve di quinta elementare che avessero ottenuto i voti migliori nel test di fine anno. Il premio (12 dollari) avrebbe consentito alle loro famiglie di pagare due anni di scuola aggiuntivi per le bambine stesse. I risultati sono stati strabilianti. Nelle scuole soggette all’esperimento non solo i voti delle bambine che hanno vinto sono migliorati rispetto alla media degli anni precedenti, ma sono cresciuti con la stessa percentuale, comprese le non premiate. Cosa ancora più curiosa, si sono alzati anche i voti dei maschi esclusi dall’esperimento. Inoltre, l’assenteismo degli insegnanti è diminuito grazie alla competizione tra le varie scuole.
È solo un esempio di come la meritocrazia giovi a tutti, non solo ai premiati, ma anche a coloro che per un generale istinto di competizione sono incentivati a impegnarsi di più. Se questo vale per una scuola elementare del Kenya, figuriamoci per un Paese industrializzato. Una osservazione analoga è stata fatta alla Università Bocconi di Milano da tre economisti delle Università di Bologna e Torino. Sono state considerate due categorie di studenti, una appena al di sotto e una appena al di sopra della soglia del reddito che fa scattare tasse più elevate. Anche in questo caso i risultati sono stati molto istruttivi.
Un aumento delle tasse universitarie di 1000 euro all’anno produce una riduzione del 6% della probabilità che uno studente vada fuori corso, senza che la media dei suoi voti si abbassi. Il motivo è evidente: un incentivo monetario stimola l’impegno a finire gli studi senza influire sulla qualità. Semplicemente diventa più costoso “prendersela comoda”.
La sinistra italiana (così come anche una certa destra) sembra invece convinta che il “diritto allo studio” sia garantito solo dalle tasse che i contribuenti pagano allo Stato. È falso. All’Università ci vanno soprattutto i ricchi e le classi che potrebbero contribuire con una percentuale decisamente maggiore al costo delle spese universitarie. Borse di studio ben congegnate, invece, garantirebbero l’accesso all’università a tutti i meritevoli e il sistema nel suo complesso risulterebbe più efficiente ed equo.

L’eredità del Sessantotto: guerra alla meritocrazia; E allora, che fare?; Tra equità e efficienza? Il merito.
La prima parte dell’articolo è stata pubblicata nel numero 185 di «Arezzo», la conclusione nel numero 186 e potete recuperarla qui.

Nota:

(*) Fonte: La meritocrazia è di sinistra, di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi.

a cura di
Antonino Armao
Unione Nazionale Consumatori di Arezzo
Via Crispi 23, 52100 Arezzo
info@consumatori.arezzo.it
www.consumatori.it
tel. 0575 354514
fax 0575 370161

Tags: Cultura · Dite la vostra · Economia

2 risposte ↓

  • 1 liberamente // Nov 12, 2008 at 17:36

    Confesso che non ho letto tutto l’articolo, mi sono soffermato sulle conclusioni e le ho rilette per essere certo quindi ho capito questo: chi ha i soldi ci può provare comunque, chi non li ha si fa un mazzo notevole e se gli va bene prende la borsa di studio, sennò a zappare…
    Mi sembra un ottimo concetto di democrazia che comunque mi resta difficile condividere.
    Io penso che uno stato civile dovrebbe garantire a tutti le stesse opportunità, agevolando certo i più dotati, ma garantendo a tutti la possibilità di provarci e quindi potremmo correggere il concetto sopra espresso magari con tasse (universitarie) calcolate in base a tenore di vita, denuncia dei redditi, proprietà ecc…?

  • 2 Scuola e Università: quello che nessuno ha il coraggio di dire / seconda parte (*) // Nov 15, 2008 at 14:44

    [...] La prima parte è stata pubblicata nel numero 185 di sabato 1° novembre, ed è disponibile qui [...]

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