Scaturito dalla collaborazione tra l’Osservatorio delle Politiche Sociali della Provincia e l’Osservatorio Povertà-Risorse della Caritas diocesana, il quarto Rapporto Provinciale sulle Povertà si avvale dei dati provenienti dai servizi sociali, dal Centro per l’Integrazione, da 10 Caritas parrocchiali e 66 comunità religiose dislocate in tutta la diocesi.
Incentrato sull’analisi della zona socio-sanitaria aretina, il rapporto evidenzia come nel nostro territorio si siano intensificate le povertà vecchie, quali ad esempio la mancanza di casa, di lavoro, di mezzi adeguati di sostentamento, e quelle nuove, come la mancanza di relazioni umane, l’aumento della violenza, l’uso diffuso di droghe, il crescere delle criminalità, gli abusi e le offese alla persona, le dipendenze da gioco più o meno legale e video-poker.
Nonostante aumenti la domanda di coloro che si rivolgono ai servizi sociali e alla Caritas, a causa della riduzione nel 2005 del Fondo nazionale per le Politiche Sociali, la spesa complessiva nella zona socio-sanitaria aretina ha subito una forte diminuzione. Dagli oltre 12 milioni e 500 mila euro del 2003 si è passati a poco più di 10 milioni e 300 mila euro nel 2006. In soldoni, se nel 2003 si spendevano mediamente per ogni cittadino della provincia 102 euro per la spesa sociale, nel 2006 la stessa spesa era arrivata a 82 euro.
Passando a un’analisi più dettagliata dei dati, scopriamo che il 50,8% di coloro che si rivolgono alla Caritas ha una cittadinanza italiana, mentre la fascia di età più diffusa è quella compresa tra i 30 e i 39 anni. Le richieste di aiuto più frequenti sono relative a problemi economici (28,1%), problemi di occupazione/lavoro (24,1%), problematiche abitative (10,4%) e problemi familiari (8,7%). Questi dati mostrano quanto sia difficile per i cosiddetti “giovani/adulti” italiani riuscire ad avere una vita regolare ed economicamente tranquilla, dove la questione del lavoro, della casa, del deterioramento delle relazioni e della precarietà sono la principale causa di povertà ed emarginazione.
Tutti i presidi Caritas dislocati sul territorio hanno visto aumentare nel corso del 2006 le richieste di aiuto, mostrando un aumento dell’incidenza sulla popolazione della povertà relativa. Le mense parrocchiali hanno erogato 14.577 pasti caldi, di cui oltre il 40% distribuiti a cittadini italiani; la Casa di prima e seconda accoglienza “San Vincenzo” ha ospitato 119 persone, di cui il 52% italiani; gli ambulatori medici gestiti dalla Caritas, che si avvalgono della collaborazione dell’Associazione “Medici cattolici”, ha effettuato 1176 visite mediche; mentre la distribuzione di pannolini e latte in polvere, servizio unico nel suo genere a livello nazionale, ha coinvolto 166 famiglie. Nonostante l’impegno nello stimolare il più possibile l’allattamento al seno, sono state erogate 512 confezioni di latte in polvere e 2876 confezioni di pannolini.
Tuttavia, quando cinque anni fa la Caritas propose all’Amministrazione provinciale di condividere un percorso conoscitivo sulla povertà, l’idea principale non fu tanto quella di enunciare dati e cifre, bensì quella di creare uno strumento conoscitivo e operativo di grande utilità per le politiche sociali del territorio. «A oggi – dichiara Andrea Dalla Verde, vicedirettore della Caritas diocesana – ci pare che la politica sia disattenta soprattutto sul versante programmatico e preventivo dei vari fenomeni, e che non abbia forza nel valorizzare e incentivare un lavoro di rete organizzato e incisivo. Dispiace, dopo due anni dal nostro appello, non aver visto la nascita di un tavolo provinciale permanente di contrasto alle povertà, che coinvolga gli attori politici, economici e sociali operanti in questo territorio».
Idea condivisa anche dal vicepresidente della Provincia, nonché assessore alle Politiche sociali, Mirella Ricci: «È utile attivare un tavolo permanente sulle povertà attraverso un’alleanza forte che coinvolga non solo il terzo settore e le associazioni di volontariato, ma anche le categorie economiche e le forze dell’ordine».
Luca Primavera
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