Tremonti come Nostradamus? No, soltanto nemo propheta in patria, come sempre dai tempi dei Romani in poi.
Scriveva Giulio Tremonti nel “lontano” 2005: “1989: cade il muro di Berlino. 1994: nasce la World Trade Organization. Il mondo accelera la sua corsa: è la globalizzazione. 2001: la Cina entra nel Wto. Dopo il muro di Berlino cade il muro di Pechino. Il mondo non sarà più come prima: dai due cadaveri eccellenti del comunismo e del liberalismo, l’ingegneria genetica della politica ha tratto un nuovo mostro: il mercatismo. Mercato unico, pensiero unico, uomo a taglia unica, errore unico. Ma la felicità non s’incorpora nella concorrenza. Non è l’Europa a entrare nella globalizzazione, è la globalizzazione che entra in Europa. Disegnata su un passato che non c’è più, stordita dall’illusione stupefacente del suo vecchio benessere, la politica europea non si accorge che un fantasma si aggira ai suoi confini: il fantasma della povertà”.
La crisi finanziaria che sta travolgendo le banche statunitensi, con conseguenze ancora imprevedibili sulle economie internazionali (compresa la nostra), rappresenta purtroppo la conferma delle più fosche previsioni.
Il crollo della banche che si sono esposte di più alla speculazione è da ricondurre agli effetti malefici della finanziarizzazione (florida da oltre un trentennio) dell’economia capitalistica internazionale. Per “finanziarizzazione” in senso generale si intende, da un lato il fenomeno della crescita con progressione geometrica del valore della quantità del capitale monetario – ormai lontano multiplo dell’accumulazione reale – impiegato (in uno con il risparmio) in operazioni finanziarie (su valute, titoli azionari, obbligazioni, sulla congerie dei vari strumenti finanziari offerti sul mercato, sui “prodotti” derivati), dall’altro, l’incredibile proliferazione dei soggetti operanti nel campo finanziario (banche, imprese, società di gestione del risparmio, fondi comuni di investimento, fondi pensione, hedge funds e altro).
Un tempo il sistema monetario soddisfaceva i bisogni commerciali delle grandi industrie. Ma oggi meno del 5% del commercio riguarda il mondo reale di beni e servizi: il resto è speculazione valutaria, cresciuta a un ritmo del 15% annuo, e non è neppure tassata. Era questione di tempo, ma alla fine il Titanic è affondato.
L’illusione frenetica di “estrarre valore” dai prodotti finanziari slegati dall’economia reale ha finito per drogare l’economia stessa, e la globalizzazione altrettanto sfrenata e disordinata ha fatto il resto. Analisti provenienti da opposte tendenze politiche avevano ampiamente previsto quello che è successo, nella più completa assenza di governo e di responsabilità da parte della politica, di tutta la politica.
Ora che fare? Certamente non possiamo tornare alla luce delle candele, ai cavalli o alle navi a vapore (almeno ce lo auguriamo), però possiamo prendere in considerazione sperimentazioni economiche che rendano possibili un ritorno a una economia più rispondente ai veri bisogni dell’uomo, e soprattutto a una economia governata da una politica responsabile.
Guardiamo per esempio a quanto accade in Svezia con la Banca Jak.
La Banca Jak ha più di 20 mila clienti che non sono soggetti a tasso d’interesse e pagano soltanto le spese amministrative.
Il trucco sta nei “punti di risparmio” dati solo dalla somma di denaro presente sul conto e dal tempo di permanenza, e sono misurati in euro/mese (corone/mese in Svezia). Normalmente si può chiedere un prestito solo fino alla cifra di euro/mese che si è riusciti a risparmiare. Ma si può ottenere fino a otto volte di più se si continua a risparmiare mentre si restituisce il prestito. Gli euro/mese risparmiati devono corrispondere a quelli restituiti: in questo modo si costruisce un fondo che dev’essere alimentato fino alla restituzione totale del prestito. Questo equilibrio tra prestiti e risparmi isola sia la Banca Jak sia i suoi clienti dalle crisi del mercato monetario. Non si è toccati in alcun modo dal tasso di interesse praticato a livello nazionale e internazionale.
Il movimento Jak nacque in Danimarca negli anni Venti, e le banche Jak hanno aumentato la prosperità in tutti i luoghi in cui sono state introdotte. Le banche tradizionali fanno di tutto per eliminarle, perché il movimento minaccia la sorprendente concessione che la società fa alle banche: quella di creare denaro e tenere per sé gli interessi. Ma la banca svedese Jak ha escogitato una formula che si sta diffondendo, e che il sistema difficilmente riuscirà a fermare.
Se guardiamo in casa nostra, possiamo segnalare sporadiche iniziative di banca etica note anche come “microcredito”, perlopiù controllate dallo stesso sistema bancario ordinario.
La Provincia di Arezzo sta avviando, in collaborazione con una società specializzata e con un’associazione di volontariato, un progetto che prevede la concessione di piccoli prestiti senza interesse per il finanziamento di iniziative autonome o per fronteggiare temporanee situazioni di difficoltà da parte di soggetti “non bancabili”, che cioè non troverebbero risposte da parte del sistema bancario. La restituzione dei soldi alla società di microcredito è garantita dalla Provincia.
Bisogna essere chiari: questo tipo di iniziative, troppo poco coraggiose per stare da sole sul mercato (forse volutamente) sono tipicamente riparatorie, cioè possono surrogare interventi di sostegno sociale o possono essere utili per strappare dalle grinfie dell’usura qualche malcapitato.
Ma per essere veramente “banca etica”, cioè per garantire l’autosufficienza e quindi la virtuosità del circuito, manca di un elemento essenziale: l’assunzione del rischio da parte di un soggetto che ha rinunciato a fare utili prelevando interessi sui prestiti (salvo le spese vive).
È facile prevedere che il progetto finirà non appena la Provincia avrà esaurito il fondo di garanzia.
Insomma, non c’è alternativa al mercato cioè al rischio di impresa (anche etica), purché il mercato sia governato da una politica forte e responsabile, non solo compassionevole (coi soldi degli altri).
Antonino Armao
Unione Nazionale Consumatori
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1 Fontan Blog » La profezia di Tremonti e il ritorno della politica nell’economia. - Il blog degli studenti. // Oct 13, 2008 at 23:27
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