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Pilade Nofri: rottamare i vecchi gioielli per i nuovi!

Friday, 3 October, 2008 · Nessun Commento

GioielliNuova proposta del consigliere del Pd Pilade Nofri, noto orafo aretino, per rilanciare il settore dell’oro, ormai da tempo in evidente crisi. L’idea – definita “geniale” dal parlamentare aretino Maurizio Bianconi – che Nofri propone consiste in una “rottamazione dei gioielli”, così come è avvenuto, in tempi di crisi, per le automobili e i motorini, che hanno usufruito di incentivi statali. Un’idea, la sua, che può avere ripercussioni anche in Europa.
Lei, in vari quotidiani e mensili di settore, ha proposto una sorta di “rottamazione dei gioielli”. Quali sono i vantaggi?
«La mia proposta è questa: bisogna riciclare l’oro vecchio, non più utilizzato dalle famiglie, recuperando milioni di monili, che possiamo riutilizzare per fonderli. La gente ha gioielli vecchi, fuori moda, ma soprattutto alcuni di questi sono realizzati con leghe e metalli tossici, come per esempio il nickel, che oggi non sono più consentiti».
Un aspetto, questo, da approfondire…
«Infatti mi appoggio alla medicina attraverso il medico legale Macrì, che ha preso atto di quanto detto, e attraverso cui daremo maggiore credibilità e urgenza al problema».
Nofri, un progetto che sembra abbia colpito nel segno, approvato con entusiasmo da molte figure illustri della città, a sinistra come a destra. Da dove nasce questa proposta?
«Esatto, dall’onorevole Bianconi al presidente Mattesini, dal presidente Ceccarelli al sindaco Fanfani ai presidenti di Camera di Commercio, Cna, Confartigianato; tutti hanno considerato questa un’idea da approfondire e un’occasione da non perdere.
La mia proposta parte dalla considerazione per cui molti settori dell’economia italiana, come l’agricoltura, il turismo, ecc., nel momento in cui sono stati in crisi hanno usufruito di appoggi da parte della Comunità Europea, la quale ha prestato aiuto prendendo in considerazione le grandi proposte che le erano pervenute».
Per quali motivi, secondo lei, il settore orafo è così in crisi?
«Già nel 2000 ci sono state le prime avvisaglie che nel settore dell’oreficeria sarebbero cresciuti i competitori dei Paesi emergenti. Questo problema è stato sottovalutato da tutti quelli che facevano parte del comparto. Nulla è stato fatto! C’è stato un pizzico di presunzione nel pensare che in altre parti del mondo non potessero fare quello che si poteva fare noi. Invece non ci siamo resi conto dove la globalizzazione avrebbe portato la competizione, cioè che sarebbe diventata a tutto campo. Dal 2000 a oggi ci siamo accomodati in una poltrona traballante, sebbene favorevole, senza programmare più di tanto. La crisi è dovuta soprattutto ai Paesi emergenti, i quali hanno cominciato a proporre in modo sostanziale prodotti a un costo più basso».
Cosa ritiene importante, dunque, per ripartire?
«Non bisogna leccarsi le ferite, innanzitutto, ma chiedersi se dobbiamo o no fare una riflessione insieme a tutte le associazioni, per formulare un programma al fine di arginare la crisi. Secondo me sì, occorre fissare un programma di incontro con tutti gli addetti per condividere le idee, tirando fuori qualcosa di importante e trovare così una soluzione».
Quanto oro si può pensare di ricavare dalla sua proposta?
«Considerando circa 25.000.000 di persone che hanno nei propri cassetti gioielli vecchi e abbandonati, se facessimo una stima per difetto, circa 50 grammi – ma si può arrivare ben oltre i 200, – ci sarebbe la possibilità di rimettere in circolo un quantitativo pari a un 1.250.000 chili d’oro!».
Quindi incentivi statali, ma anche europei?
«Il commerciante tra vendita e acquisti avrebbe una quantità di monili da riportare nelle aziende, che rientrerebbero nel circuito di lavorazione. Questo è il semplice meccanismo di un’economia che per essere in buona salute deve girare. Altro vantaggio è quello che ridurrebbe i costi sociali, attraverso la riduzione degli strumenti straordinari come la cassa integrazione per le imprese. Se ripartisse la filiera diminuirebbero le ore di cassa integrazione, arrivate a 385.000, a fronte delle 140.000 cui avevamo fatto ricorso nel 2006. Ridare impulso all’intera filiera del settore avrebbe una ricaduta sulle imprese italiane, che risulterebbero di fatto le principali beneficiarie.
Importante è l’aspetto della pubblicità, della risonanza che avrebbe nel territorio nazionale e internazionale.
Il settore orafo non ha mai chiesto niente nella sua storia, e mi faccio carico di farlo adesso per colleghi e imprenditori, in parte già con questa idea, ottenendo riscontri positivi e stimoli per continuare».
Forse è una proposta equa…
«Senza forse, perché nel sistema rientrerebbero il privato cittadino che si libera di vecchi gioielli per nuovi e alla moda; il commerciante, che rientrerebbe così nel mercato; l’azienda, che investirebbe facendo ripartire il motore della produzione e la filiera, creando nuovi posti di lavoro. Insomma, una cosa cui nessuno può opporre critiche inutili, proprio perché è un’offerta che non mira ad alcuni piuttosto che ad altri, ma a tutti gli attori di questa scena».
Lei spesso porta proposte in Consiglio comunale, si impegna per trovare soluzioni a tematiche presenti nel nostro territorio, come ad esempio il Centro Affari, l’Interporto. Spesso però non sembra che abbiano un esito concreto. Cosa ne pensa?
«Penso che purtroppo ci sono persone troppo attaccate alla loro posizione, che negli anni vogliono spartirsi le cariche più importanti. Insomma, forse gli aretini hanno nel sangue poca capacità di programmare, di mettersi intorno a un tavolo e tirare fuori qualcosa di concreto per il bene di tutti. I tempi d’oro sono finiti, secondo me è opportuno investire sui giovani, formare giovani professionisti per stare nel mercato del futuro».

Aimone Pignattelli

Tags: Economia

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