Non accennano a placarsi i toni circa la fusione di Atam con Lfi. Dopo la firma dell’agognata ipotesi d’accordo, siglata lo scorso aprile, la vicenda torna ad animare il dibattito aretino. Sembrerebbe infatti che il documento sottoscritto da Comune di Arezzo, Lfi, Atam e federazioni sindacali del trasporto non soddisfi le richieste dei dipendenti Atam, e non sia nella pratica adeguato alle esigenze di mobilità dei cittadini. Di questo parere è Stefano Baldi, consigliere comunale di Forza Italia, che è tornato sulla vicenda in modo ancora più deciso.
«Di recente, non più tardi di lunedì 15 settembre, sono venuto a conoscenza di azioni vessatorie intraprese contro i dipendenti ex Atam, che mi hanno lasciato sconvolto

e anche alquanto preoccupato – afferma Baldi: – ho saputo di atti subiti da autisti durante l’orario di guida che hanno comportato disagi e hanno contribuito a inasprire il clima all’interno dell’azienda di trasporti pubblica. Tutto questo ai danni in primis degli autisti interessati, e dei cittadini che in quel momento si trovavano all’interno dell’autobus. Ovviamente chiederò ulteriori chiarimenti e scriverò alle autorità competenti, ovvero Sindaco e Difensore civico, affinché quanto accaduto non passi inosservato».
Una situazione tesa, a quanto dice, che fa pensare a un clima inquieto.
«Sì, la situazione non è delle più distese. Gli ex dipendenti vivono una situazione di disagio ormai acclarata. Prima la fusione, e adesso anche le azioni vessatorie. Altri episodi spiacevoli si sono verificati pure durante la recente giornata di sciopero dei dipendenti Atam, un ulteriore elemento che sottolinea quale clima terribile si possa respirare all’interno di Lfi».
Ma allora un buon accordo come può essere raggiunto?
«Rispettando quanto avevamo deciso in Consiglio comunale. È ormai chiaro che la gestione del trasporto pubblico toscano verrà a dividersi in due aree di competenza, quella della Toscana del Nord (gestione Firenze) e quella della Toscana del Sud (gestione Siena). Stando a questo, la nostra città si ritroverà a dipendere completamente dalla vicina Siena, il che implicherà non pochi disagi. Non solo ci ritroveremo con meno servizi, ma anche con un rapporto di dipendenza che sicuramente non agevolerà la distribuzione dei trasporti sul tessuto urbano. Faccio un esempio. Se ci fosse necessità di aggiungere un corsa, come è successo varie volte per manifestazioni quali Arezzo Wave, un conto è chiedere direttamente all’Atam di istituire il servizio, un altro è presentare richiesta all’azienda senese che gestisce i trasporti».
A suo tempo il sindaco Fanfani affermò che tale fusione avrebbe contribuito a far risparmiare non pochi liquidi all’Amministrazione aretina.
«Certo, meno corse, meno servizi e più risparmio. In quell’occasione Fanfani parlò del fatto che il Comune di Arezzo era costretto a riparare le perdite del trasporto con gli introiti dei parcheggi, dicendo che l’Unione europea aveva da tempo negato alle amministrazioni pubbliche, nel nome della concorrenza leale, la possibilità di sostenere finanziariamente le proprie aziende, e la Corte dei Conti aveva evidenziato come le perdite del Tpl non potessero esser compensate dagli incassi dei parcheggi. Ma anche in questo caso non c’è stata molta trasparenza nell’interpretazione della legge».
Appare evidente che la vicenda fusione Atam-Lfi, non sia ancora giunta al capolinea. Valutando la questione da un punto di vista di economia in scala, tale azione porterebbe all’azienda più sinergie e quindi maggiore qualità, contribuendo a creare un’azienda di trasporti più competitiva. Ma a oggi questo proposito è stato rispettato? Quale prezzo siamo disposti a pagare?
Claudia Failli
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