Vox populi vox dei, si diceva una volta: è sempre vero? Di seguito una riflessione/provocazione di Monia Barelli che prende lo spunto da una situazione reale. Cosa ne pensate? Dite la vostra lasciando un commento. Buona lettura.
Settembre ci è sempre parso un mese interlocutorio, sospeso, indefinito. L’estate non è finita, ma il costume non si può quasi più indossare. I pantaloni lunghi sono ancora nell’armadio, ma alla sera durante una passeggiata è necessario portarsi dietro un golf. Il sole emana un gradevole tepore e i campi, tinti di uve rosse e bianche, ricordano ai contadini che è tempo di vendemmiare. Inizia un mese intenso per le cantine: trattori e carrelli sono pronti, si recluta personale per la raccolta dell’uva, il lavoro inizia.
Partecipare alla vendemmia è un momento altamente formativo, illuminante, persino pedagogico, diremmo, per un laureato. Moltissimi i vantaggi, anzitutto monetari: 6,5/7 euro all’ora per 7 ore quotidiane significano 45/50 euro al giorno; in una settimana sono 250 euro, in un mese 1000 euro. Più di quanto si guadagna con un contratto a progetto! Tutele, garanzie e prospettive – come in un contratto a progetto – sono nulle. Non ci sono pro? Come no … eccoli qui: sveglia al mattino presto e sana vita nei campi; abbigliamento pratico e leggero, buoni guanti, forbici e scarpette adatte per camminare lungo i filari e… inizia la giornata! Si respira aria buona, si fa ottimo allenamento fisico senza bisogno di spendere in palestre e sport vari, si vivono le tradizioni del territorio, si mangia bene e gratis e, quando è bel tempo, si prende pure la tintarella!
Nessuna fatica mentale, zero ansie (attenti solo a non farsi tagliare le dita da chi sta recidendo i grappoli di fronte a voi!), nessuna preoccupazione o stress lavorativo, nessuna particolare responsabilità data al lavoratore, come invece accade al laureato che dimostri di essere sveglio, intelligente, capace e ricompensato con tanta stima, con cui non si fa la spesa né si costruisce un futuro, e un contratto da precario.
E mentre percorri i filari, tu, laureato con contratto a progetto, hai la possibilità di ascoltare la voce del popolo. La gente che lavora con il sudore, che con i suoi pantaloni sdruciti e i berretti consumati consente al “padrone” di andare in giro in giacca, cravatta e auto di lusso.
Nei filari diffondono le discussioni su politica ed economia della parte più genuina e vera della nostra società, la massa che per esercitare il diritto di voto costruisce i propri giudizi sul “campo” e si fa plasmare dalla tv, molto poco dai giornali; chi li legge, infatti, è il contadino chic, una nuova categoria di cittadino, per lo più lombardo-veneto, il classico benestante del Nord che viene in villeggiatura nel vigneto comprato in Toscana – perché è molto chic, – legge “Libero” e “Il Giornale” e a ogni commento che fa al vecchio contadino toscano esordisce con: «Non l’hai letto sul “Giornale”?» (con la G maiuscola, ovviamente!).
In quelle discussioni tra miseria e nobiltà sta tutta la sintesi del nostro attuale momento politico-economico. Il Governo Berlusconi è l’unico possibile e lo rimarrà per altri cento anni; l’opposizione non esiste, tanto che Bertinotti risulta essere stato il candidato che ha sfidato il Cavaliere alle ultime elezioni; Maroni è l’uomo del fare: «Mi piace perché fa quel che dice», «Calderoli ha fatto bene a parlare di castrazione chimica per gli stupratori», «Berlusconi? Ha così tanti soldi che non capisco perché dovrebbe rubare! E se ruba, ruba meno degli altri», «Le leggi non le fa per sé. Come farebbe? Lui usa la legge che c’è», «E poi… com’è simpatico con quella bandana in testa d’estate!», «E chi l’ha tolta l’Ici?», «L’economia va meglio con Berlusconi perché lui i soldi ce li ha», «A me la pensione ummelavia aumenta Prodi e con Berlusconi semo sempre ugueli»…
L’egoismo con il quale si svolge ogni battuta, la distanza da visioni e prospettive, la mancanza di discussioni serie e profonde, l’assenza pressoché totale di informazione… queste sono le persone che poi vanno a votare.
Quando provi ad accennare di querelle Rete 4-Europa7, di falso in bilancio e rogatorie internazionali, di Lodo Alfano, di abolizione della tracciabilità dei compensi, indebolimento delle norme sugli assegni bancari, eliminazione dell’elenco dei fornitori (tutte misure che minano la lotta all’evasione fiscale iniziata, evitiamo di sottolineare da chi… sarebbe tempo sprecato), di giovani, e meno giovani, laureati, ricercatori, dottorandi e dottorati precari con contratto a progetto per cui non ci sono proposte, speranze, futuro, vita… Non sanno dire una parola, non capiscono neppure di cosa si stia parlando. Si chinano tra i pampini, tagliano l’ennesimo grappolo e svuotano il loro paniere.
Queste sono le persone che costruiscono i loro giudizi e le loro intenzioni di voto su due o tre discorsi che hanno sentito in maniera volante nei pastoni dei telegiornali, che magari non hanno ascoltato bene neppure un’intervista ma si sono soffermati su un gesto, un sorriso, un capo d’abbigliamento, l’hanno trovato figo e hanno deciso che quella persona lo rappresenta.
Altro che programmi di approfondimento giornalistico stile “Ballarò”, “Anno Zero”, “L’Infedele”, “Otto e Mezzo”… altro che dibattiti sull’economia locale modello Arezzo Cambia. Chi è interessato a partecipare a questi momenti? Essi risultano appuntamenti elitari, riservati a una nicchia, in cui si parla un linguaggio che la massa non capisce o non è interessata a capire.
«Devo lavorare per campare», ti rispondono quando gli chiedi se hanno ascoltato quella o quell’altra dichiarazione, se hanno letto quello o quell’altro articolo su un settimanale o un mensile. «Non ho mica tempo di ascoltare chiacchiere o leggere».
Il popolo non è interessato al bene collettivo, ma al bene individuale. Filtra tutto a modo suo e, qualunque sia il risultato, è giusto così perché è la libertà, è la democrazia.
La gente punta su chi crede sia in grado di realizzare il suo bene privato e non importa che l’idea, alla fine, si basi su un giudizio puramente estetico. Quella persona è risultata ganza e questo basta per guidare un Paese, una regione, una città, l’economia.
Monia Barelli
moniabarelli@katamail.com

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