Era il nostro unico aretino puro alle Olimpiadi. Adesso Michele Santucci si gode le meritate vacanze all’Elba, dopo le fatiche dei Giochi. Il nuotatore cortonese, nonostante non sia salito alla ribalta delle cronache nazionali, è stato comunque determinante nella semifinale 4×100 stile libero, insieme a Calvi, Magnini e Galenda. I nostri staffettisti hanno raggiunto la finale con un tempo strepitoso, mancando solo di tre decimi il record mondiale. Che poi lo squadrone degli Usa l’abbia frantumato poco dopo, non sminuisce il valore della prestazione dei nostri.
Chiamiamo Michele al cellulare. È rilassato e molto disponibile a raccontare l’esperienza straordinaria che ha vissuto. La nostra prima domanda rompi-ghiaccio, però, non ha che fare direttamente con Pechino 2008, o forse, a pensarci meglio, potrebbe esserne una diretta conseguenza.
Michele, sai che sei su Wikipedia?
«Ah! No, non lo sapevo!».
Enciclopedie internettiane a parte, siamo qua per raccontare la tua avventura a Pechino, sin dal principio.
«Prima di partire per la Cina, con la Nazionale di nuoto, ho fatto tre giorni di allenamento a Roma, al Centro federale. Noi staffettisti siamo partiti prima per Pechino. Io sono arrivato in Cina con due settimane d’anticipo sui Giochi».
Una volta a Pechino hai raggiunto subito il famoso Villaggio olimpico?
«No. prima ci siamo fermati una settimana in un’Università vicina, dove c’era anche un cuoco italiano. Lì ci siamo allenati, e il clima era così tranquillo e rilassato che non sembrava nemmeno di essere alle Olimpiadi».
Quando allora hai preso coscienza che stavi davvero partecipando ai Giochi?
«Un’atleta se ne rende conto solo alla fine, quando se ne deve andare, a gare terminate. Nel momento in cui ti rilassi e lasci il Villaggio Olimpico rifletti sulle fatiche che hai sopportato durante l’anno per esserci. Durante i Giochi hai la consapevolezza di far parte di qualcosa d’importante, ma fino al termine della tua avventura non realizzi davvero di essere a un’Olimpiade. Nemmeno nel momento in cui gareggi».
Tu hai comunque vissuto l’esperienza che sogna qualsiasi sportivo: hai vissuto l’atmosfera del Villaggio Olimpico.
«Sì, per una settimana e mezzo ho vissuto in questa piccola città fatta di palazzine e circondata da tutte le nazionali e gli atleti del Mondo. Stavamo in piccoli appartamenti e dormivamo in camere da sei. Organizzazione perfetta».
La tua squadra era composta da mostri sacri. Provavi più timore reverenziale verso Magnini e soci, oppure è stato maggiore l’orgoglio di farne parte?
«Sono orgoglioso. Fra l’altro mi aspettavo un’accoglienza diversa. Credevo fosse più difficile inserirsi nel gruppo, invece mi hanno subito accolto con simpatia, parlavamo e scherzavamo insieme. Non mi hanno fatto pesare il fatto che ero il più giovane e l’ultimo arrivato, mi sono sempre sentito a mio agio».
Con chi hai legato di più nel gruppo dei nuotatori?
«Sicuramente con Alessandro Calvi, siamo tesserati per la stessa società, la Dds di Milano. In camera dormivo con lui, Magnini, Terrin, Marin e Cassio. Abbiamo legato molto, davvero un bel gruppo».
Oltre al nuoto, sei riuscito a conoscere atleti di altri sport?
«Abbiamo visto Kobe Bryant, Usain Bolt, Asafa Powell… Eccezion fatta per i calciatori, che alloggiavano in un albergo, siamo stati a contatto con tutti, soprattutto i ragazzi della pallavolo, i pugili e i judoka. Comunque alla fin fine il legame si creava tra atleti della stessa disciplina».
C’è un’atleta che ti ha colpito in modo particolare?
«Più che dagli sportivi, sono rimasto stupito dall’ambiente olimpico. Tutto molto organizzato e preparato nei dettagli. Non ho partecipato alla sfilata dell’Italia alla cerimonia d’apertura perché gareggiavo il giorno dopo, ma eravamo a cento metri dallo stadio ed è stato incredibile! Poi, per il resto, quello che si dice su Pechino è vero: c’è molto inquinamento e tanto smog».
Arriviamo dunque al giorno della tua gara. Raccontaci fin dall’inizio la giornata
«Quando ci siamo alzati la mattina – gareggiavamo nel pomeriggio – eravamo piuttosto tranquilli. Ci siamo dati le ultime disposizioni su come avremmo affrontato la staffetta. Al momento della gara però eravamo tutti molto tesi, anche perché, a livello ufficiale, era da moltissimo che non gareggiavamo insieme, e c’era pure un po’ di stordimento sulla grandezza e l’importanza di quello che stavamo vivendo. È stata comunque un’esperienza bellissima: abbiamo sfiorato persino il record del mondo. Il mio tempo personale è stato di 49”6».
Una curiosità: avevi con te un portafortuna? Oppure hai un gesto scaramantico che ripeti nelle occasioni importanti?
«Niente di tutto questo. Prima di entrare in acqua mi faccio sempre il segno della croce, ma non ha niente a che vedere con la scaramanzia: sono molto credente».
Il parere su Pechino ce l’hai già dato, quello sui cinesi invece?
«Sono un popolo molto strano. Non parlano l’inglese, poi i volontari dell’organizzazione erano molto tesi perché volevano che tutto filasse dritto: gente molto impostata e chiusa».
Terminata questa esperienza olimpica, quali sono i tuoi prossimi obiettivi, sia sportivi che personali?
«Sicuramente qualificarmi ai Mondiali di nuoto di Roma 2009, magari facendo ancora parte della staffetta. L’altro grande obiettivo è Londra 2012, e lì poter gareggiare magari anche a livello individuale. Per quanto riguarda il resto, molto probabilmente mi trasferirò a Milano, vicino alla mia società. Sarà un cambiamento difficile da affrontare: mi trovo bene a Cortona, ma per allenarmi al meglio ho bisogno di una vasca di 50 metri, che qua non c’è. Inizierò poi anche l’università, mi sono iscritto a Scienze Motorie. Speriamo vada tutto bene».
Ti ringraziamo, e ti facciamo un grosso in bocca al lupo per tutto.
«Crepi! Ringrazio te!».
Gli aretini ritornano da Pechino con molte amarezze e nessuna medaglia. Iniziamo da coloro che ci sono andati più vicino.
Alessandro Fei, opposto foianese della nostra Italvolley, ha mancato il bronzo nella finalina con la Russia. Stessa sorte, ma con molte più dubbi e polemiche, per la ginnasta della Petrarca Angelica Savrajuk nella prova a squadre: qui la sudditanza psicologica cinese della giuria ha giocato un brutto scherzo alle nostre. Sfortunatissimo Potito Starace della Blue Tennis Academy: giocarsi subito il passaggio al primo turno contro Rafa Nadal, il più forte tennista al mondo, richiedeva la bacchetta magica. Andrea Benelli, tiro a volo, specialità skeet, fiorentino ma tesserato da sempre nello Sporting Laterina, si trovava nella difficile impresa di bissare l’oro di Atene 2004. Una prova incolore e mancato accesso alla finale.
Alcune curiosità Made in Arezzo su Pechino: il ct della Nazionale di tennis-tavolo è l’aretinissimo Lorenzo Nannoni, così come lo è Luca Nocentini, il massaggiatore della Nazionale femminile di pallavolo. Pochi forse lo sanno, ma il maratoneta Stefano Baldini, oro ad Atene, è da qualche anno cittadino onorario di Arezzo. Torna da Pechino con un dodicesimo posto, ma a quest’atleta, arrivato a 37 anni alla fine di una luminosa carriera, di più non potevamo chiedere.
Monia Bracciali
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