Play in inglese significa giocare, suonare, recitare…
Proprio sulla scia della filosofia che questo verbo porta con sé, è stato creato nella nostra città un evento che si declina in musica, teatro, arte, parole, contest.
Orfana di Arezzo Wave e forse rea di non averci creduto abbastanza, l’Amministrazione comunale in quattro e quattr’otto ha tentato di ideare una manifestazione che non facesse rimpiangere il ben più rinomato festival aretino, l’“onda” per cui eravamo divenuti famosi anche all’estero.
In occasione della sua seconda edizione, anche per cercare di portare benefici agli esercenti locali, il sindaco Fanfani ha emanato un’ordinanza con la quale si consentiva ai commercianti di tenere aperti i negozi fino all’una di notte nelle tre serate di punta del festival, venerdì 25, sabato 26 e domenica 27 luglio (giorni in cui si prevedeva maggior afflusso di pubblico, e quindi maggiori possibilità di realizzare incassi aggiuntivi).
Come hanno risposto i negozianti?
Semplicemente non hanno risposto. Passeggiando per il centro di Arezzo non abbiamo visto adottare l’ordinanza. I locali affollati erano soltanto quelli aperti come di consueto ogni weekend nella nostra città.
Per la verità, non abbiamo neppure visto iniziative collaterali per attrarre i visitatori, di cui peraltro non c’è stato uno straordinario afflusso. È vero che Ben Harper ha fatto il sold out, ma se ci si accontenta di 6.000 persone per il famosissimo cantante e chitarrista statunitense? Se ci riteniamo soddisfatti per 4.000 spettatori allo splendido concerto di Goran Bregovic?
Che dire della vita economica intorno al Prato in occasione dei concerti?
Gli affari migliori li hanno certamente fatti porchettari e paninari. Una nota a parte meritano le bancarelle all’interno dell’area concertistica, dove una bottiglietta d’acqua da mezzo litro veniva venduta a 2 euro (nelle bancarelle immediatamente fuori lo spazio transennato il prezzo alla vendita era di 1 euro). Per non parlare dei costi del cibo: pollo allo spiedo con patate o maxi burger con patate 10 euro, würstel con patate o salsiccia con patate 8 euro, un trancio di pizza 3 euro…non male per una giovane manifestazione!
La sintesi economica della seconda edizione del Play?
L’Amministrazione chiama e Arezzo non risponde. Play non fa rima con cheap (in inglese “economico”)!
Monia Barelli
Play non fa rima con cheap
Sunday, 17 August, 2008 · Nessun Commento
Tags: Cultura