Arezzo2000.it header image 2

Ronaldinho? Meglio Cirigliano

Wednesday, 13 August, 2008 · Nessun Commento

Prima di chiudere per la pausa estiva vogliamo raccontare una vicenda che sembra una favola, ma che per fortuna è vera.
È la storia di un ragazzo aretino di 17 anni, Gabriele Cirigliano, che d’accordo con la famiglia decide di passare l’estate a Houston dagli zii. Non poteva certo immaginare che quel soggiorno, già di per sé pieno di nuove esperienze da fare in un altro continente, gli avrebbe regalato una delle emozioni più forti della sua giovane vita. E così Gabriele, innamorato del calcio come quasi ogni ragazzo della sua età, si è trovato a tu per tu con i suoi beniamini in un prestigioso torneo chiamato Free Kick Master, manifestazione internazionale di calci di punizione dal limite dell’area, al quale ogni anno partecipano le più grandi stelle del calcio mondiale.
Dallo stesso protagonista ci facciamo raccontare come un sogno sia diventato realtà.
«È cominciato tutto per gioco, io e due miei cugini ci siamo recati a una selezione a Houston per partecipare al Free Kick Master, lo abbiamo fatto soltanto per passare una mattina diversa, e invece…».
Invece hai vinto le selezioni.
«Già. Al mattino eravamo tantissimi, e per passare alla fase finale del pomeriggio bisognava colpire con il pallone da una distanza di diciotto metri il maggior numero di bandiere possibile, situate ai vari angoli della porta. Dopo aver tirato, siamo andati a casa, e all’ora di pranzo è arrivata la telefonata che mi diceva di recarmi allo stadio nel pomeriggio per prendere parte alle finali. In quel momento mi sono sentito completamente spiazzato, tanto che pensavo di abbandonare tutto, invece i miei zii mi hanno convinto a provarci. Così, dopo pranzo, sono andato di nuovo alle selezioni, ma stavolta era una prova più difficile: bisognava colpire gli stessi obiettivi della mattina da una distanza di trenta metri, e con la barriera come ostacolo».
E anche lì ti sei fatto onore, al punto da vincere e accedere al torneo vero e proprio. Come ti sei preparato per questa manifestazione?
«Mi sono allenato duramente mattina e pomeriggio con un preparatore personale, non che pensassi di vincere la gara, ma non avevo alcuna voglia di fare una brutta figura di fronte a decine di migliaia di persone. La cosa pazzesca dei giorni precedenti il torneo è stata che c’erano giornalisti, fotografi e tv che parlavano di me. Le ragazze mi trattavano come un idolo, una cosa che non avrei mai creduto!».
Così, tra un allenamento e un’intervista, ti ritrovi la sera del 4 luglio a una festa con i tuoi beniamini.
«La manifestazione era fissata la sera del 5. Il giorno prima, l’Indipendence Day, c’era una festa nell’albergo dove alloggiavano i calciatori che avrebbero partecipato alla manifestazione, e sono stato invitato anche io. È stato incredibile, ho visto sfilare uno dopo l’altro i miei idoli che firmavano autografi seguiti da telecamere e giornalisti. E poi la festa in sé è stata spettacolare, con i fuochi d’artificio a mezzanotte che ho visto tra i grattacieli, davvero un ricordo indelebile».
C’era davvero il gotha del calcio mondiale, Ronaldinho, Messi… Come ti hanno accolto?
«Molto bene, davvero. Pensa soltanto che la mattina del 5 luglio mi sono svegliato in albergo e mi sentivo molto teso. Così, dopo la colazione, mi sono messo a suonare al pianoforte per scaricarmi un po’. Accenno qualche motivo e chi arriva? Il portiere serbo Dragovic, tra l’altro quello che ha parato tutte le mie punizioni, che si è messo a suonare con me. Chi se l’aspettava?».
Finalmente arrivano le sette del pomeriggio e comincia il torneo. Reliant Stadium, trentamila persone lì a tifare per i loro idoli, e anche per te.
«Sono stato il primo a entrare, ho detto due parole di presentazione e sono tornato negli spogliatoi tra il tifo e gli applausi».
Però, come hai detto prima, tra te e la vittoria c’erano di mezzo i due metri di Dragovic.
«Beh sì, è riuscito a sfiorare anche le mie punizioni migliori e così non ho vinto il milione di dollari che era in palio, ma non mi importa molto. Durante quelle giornate ho vissuto come in un sogno, ho commentato le punizioni con Toldo, fatto i complimenti a Messi, conosciuto Ronaldinho… Insomma, a 17 anni queste cose valgono molto più dei soldi».
Hai potuto respirare l’aria del grande calcio, pensi di continuare o hai altri progetti?
«Il calcio è una grande passione e sicuramente a settembre riprenderò a giocare, ma non è la sola cosa a cui tengo. C’è la scuola, innanzitutto, e poi il pianoforte che suono ormai da sei anni. Per il momento vorrei riuscire a portare avanti tutte e tre queste cose e impegnarmi duramente. Poi, come mi ha detto anche Dragovic, se son rose fioriranno».
Dory d’Anzeo

Tags: Sport