Un vero e proprio terremoto, quello che sta interessando l’economia aretina. La crisi si abbatte sui settori storici del nostro territorio, le vicende della Buitoni innescano una vertenza dai contorni poco prevedibili, e ancora non si trova il bandolo della matassa della questione Sadam.
Se questo già non bastasse, inchieste giudiziarie colpiscono alcune delle aziende più importanti del territorio quali la Chimet, il gruppo Mancini ed Eutelia. Pochi giorni fa il presidente di Confindustria Giovanni Inghirami, in merito alla situazione, dichiarava al quotidiano “la Nazione”: «Credo che la cosa più importante sia arrivare alla verità in tempi brevi, ed è per questo che esprimo piena fiducia nella Magistratura e nella Guardia di Finanza. Mi auguro nel contempo che si spengano i riflettori per troppo tempo puntati con accanimento su queste vicende aziendali, tenendo conto della necessità di tutelare l’occupazione a cui è legato il destino di tante famiglie».
Il calvario per Eutelia, fra le più grandi aziende in Italia e in Europa nel settore delle telecomunicazioni, era iniziato con l’operazione “Crisalide” nella mattina del 21 maggio scorso, con accuse che vanno dall’associazione a delinquere alla frode fiscale e al falso in bilancio. Trenta perquisizioni fra Arezzo, Roma, Milano e Perugia avevano impegnato quasi cento uomini delle Fiamme Gialle, dopo intercettazioni telefoniche durate circa un anno. Una nota stampa dell’azienda comunicava che “In base al contenuto della notifica ricevuta, le operazioni di controllo fiscale risultano focalizzate sulla contabilizzazione di alcuni costi derivanti da fornitura di servizi telefonici a valore aggiunto, e traffico prepagato a imprese domiciliate in Paesi a fiscalità privilegiata».
Inoltre, la Procura della Repubblica aveva provveduto a vincolare 1.159.872 euro su conti correnti nella disponibilità della società, a copertura del danno erariale stimato. Operazione che aveva determinato un vero e proprio crollo del titolo a Piazza Affari, perdendo in un solo giorno il 10,62%. «Alla luce del calo subito dal titolo in questi giorni – continuava la nota stampa dell’azienda – Eutelia sottolinea la sproporzione esistente fra la distruzione di valore subita (circa 20 milioni di euro di capitalizzazione persi in due giorni) e i valori economici relativi all’accertamento in corso, non in grado, nemmeno potenzialmente, di intaccare i fondamentali e la solidità del business della Società». Il 13 giugno, terminato il congelamento dei fondi, il titolo faceva registrare una vera e propria impennata a Piazza Affari, guadagnando il 15%.
Per l’azienda questo è un periodo cruciale, non solo per quello che riguarda l’inchiesta. Il 30 maggio, infatti, veniva approvato il Piano Industriale per il triennio 2008-2010, che prevede ricavi per 475 milioni di euro e un margine operativo lordo di dieci milioni. Il consigliere regionale Enzo Brogi il 9 giugno scriveva nel suo blog: «Alcuni giorni fa Eutelia ha annunciato un pesante processo di ristrutturazione con riduzione dei costi, chiusura di sedi, trasferimenti con conseguente intenzione di mettere per un anno in cassa integrazione circa 772 lavoratori. Una situazione grave, sulla quale occorre fare chiarezza. Vannino Chiti e Achille Passoni hanno presentato a questo proposito, un’interrogazione in Commissione Industria al Senato, mentre in Regione l’assessore Simoncini incontrerà personalmente i lavoratori».
Dopo aver superato la dimensione locale e regionale, la vicenda assume risonanza nazionale, ulteriore prova ne è il fatto che Ennio Amodio, già legale di Berlusconi ed esperto di reati economici, è entrato nel collegio difensivo.
Luca Primavera
0 risposte ↓
Non ci sono commenti
Scrivi un commento