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Per il PD neuroni e cuori pulsanti nel territorio aretino

Thursday, 29 May, 2008 · Nessun Commento

All’incontro delle Vertighe un caro amico, prendendo la parola sul tema del precariato, ostentava la modernità, ci ha lungamente “ istruiti “ sull’ineluttabilità del vivere precari e per concludere ci ammoniva a seguire attentamente la de regolazione del mercato.
In queste settimane ho riflettuto sulla diversità di essere Democratici, sul desiderio di lavorare su un progetto che possa dare risposte e speranze solidali e per questo sono convinto, sempre più, che ci sia bisogno di un partito vero, non burocratico, ma con circoli vivi, in sintonia davvero con il territorio di Arezzo, più che mai oggi, dopo la sconfitta alle ultime politiche nazionali ma cosa significa in politica mettersi in sintonia? Ascoltare, capire, progettare, dare risposte concrete, possibili e viene a proposito il seminario provinciale del PD a “ Villa i Pini “, questioni politiche e questione organizzativa. Entro nel merito, direttamente ed esprimo scetticismo sulle parole magiche, simil federalismo, vocazione maggioritaria, uno, cento, mille circoli; la politica è sudore, fatica, lavoro, ascolto, confronto, condivisione, scelte e non solo veline e conferenze stampe. Politica è essere etici nel servizio alla e della politica e, ricordo, capaci di guidare i processi e non soltanto seguirli. Faremo un buon servizio allo stesso Segretario nazionale se sapremo aprire nel territorio aretino un grande confronto tra tutte le sensibilità, anche sulle forme organizzative.
Questione politica quella del centrosinistra che non può dimenticare nessuna esperienza, senza perdere la rotta del confronto e della sintesi con tutte le forze politiche, associative, di base; saggezza consiglia che l’esperienza dei tanti governi locali di centrosinistra venga rafforzata. Leadership significa capacità di governo alto, discernimento, modernità nel pensare soluzioni per la democrazia come ad esempio sciogliere positivamente, lo annotava il Sindaco di Arezzo alle Vertighe, la drammatica concorrenzialità tra lavoratori immigrati e autoctoni senza il bisogno di ricorrere a sceriffi o a ronde nostrane. Accoglienza e regole, rispetto e mezzi per le forze dell’ordine, diritti e doveri e condivisi.
Questione politica, strategica, quella della Vita, della sua difesa, del viver bene, tornando allo spirito repubblicano, costituzionale, della casa, della salute, della dignità del lavoro, del diritto d’asilo. Sollevo un aspetto, un punto di confronto: la sperequazione tra stipendi d’oro di dirigenti e salari dei lavoratori. Non ci si deve arricchire con la politica, noi abbiamo un grande capitale elettorale ma quanto filo politico da tessere? Il professionismo politico lo trancerebbe, ora c’è bisogno di testa e passione, ascolto e territorio, non correndo il rischio dei conflitti generazionali o di genere. La demagogia del meglio donna, meglio il giovane, mostra la corda se non si valorizzano davvero le persone in politica, nei processi decisivi e decisionali, chiamando tutte le energie a lavorare per il partito della Democrazia. Conta molto la sintesi unitaria. Per tutto questo si pone una Quarta Fase dei cattolici democratici.
Questione organizzativa ( oggi decisiva ) quella di far vivere il partito dei circoli, tra i cittadini, nelle comunità, anche con lo strumento della festa Democratica, di pubblicazioni e siti di collegamento. Costruire con neuroni e cuori pulsanti nel territorio, nei Comuni, la Convenzione Democratica di tutti i Democratici.

Giuseppe Giorgi

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