Erasmo D’Angelis, presidente della Commissione regionale Energia e Ambiente è stato, di fatto assieme al presidente Martini, l’ideatore dell’attuale progetto di risuddivisione della nostra regione in tre grandi Ato: Ato Centro (Firenze, Prato, Pistoia), Ato Costa (Livorno, Pisa, Massa Carrara e Lucca) e Ato Sud (Siena, Arezzo e Grosseto). Il Piano regionale approvato lo scorso novembre arriva quindi oggi alla sua strutturazione.
Se da un lato però vi è l’impegno di predisporre uno schema di contratto di servizio che preveda “l’ottimizzazione e l’aumento” della raccolta differenziata, in un quadro di riduzione nella produzione di rifiuti e nel conferimento in discarica. Dall’altro il Piano D’Angelis auspica la realizzazione di tre grandi inceneritori, uno per area vasta interessata. Il modello di riferimento dichiarato è il maxi-inceneritore di Brescia.
San Zeno, come sappiamo, diviene così la sede designata per la dislocazione del maggiore della Toscana meridionale. Campi Bisenzio, nonostante la popolazione residente si sia espressa in modo contrario mediante referendum consultivo, diviene la sede fiorentina prescelta.
Tutto ciò vale però per i rifiuti solidi urbani e i rifiuti speciali? Lo stesso D’Angelis all’interno di un dossier illustra come dai primi anni Novanta parecchi rifiuti speciali provenienti dalla Toscana siano finiti in molte discariche abusive, cave abbandonate o terreni predisposti ad hoc. Le destinazioni: Campania, Lazio, Puglia e Basilicata. Una parte di quei 6,7 milioni di tonnellate prodotte infatti risulterebbero privi di certificazioni. Dal 2002 al 2007 sono state 529 le aziende toscane coinvolte, per un totale di 86 inchieste condotte dalle Procure di Firenze, Livorno, Lucca, Massa Carrara e Siena. Tre le inchieste maggiori: l’operazione “Re Mida”, l’operazione “Mosca” e l’operazione “Agricoltura biologica”. Nel 2003 vengono arrestati alcuni membri del clan dei Casalesi e tre industriali, uno dei quali è di Marciano della Chiana.
Se quindi l’Area vasta in cui è compreso il nostro Comune pare essere stata toccata dalle infiltrazioni delle cosiddette ecomafie, che soprattutto si trovano coinvolte in traffici di rifiuti speciali, la domanda è: quali soluzioni si stanno predisponendo per porre un freno a monte a questa “rifiuti connection” milionaria?
L’incenerimento in loco di questo tipo di rifiuti potrebbe apparire la soluzione migliore a breve termine, ma già ne conosciamo tutta la controversa e dibattuta potenziale pericolosità nell’impatto ambientale con gli attuali livelli di smaltimento, figurarsi con un loro incremento.
Appare perciò evidente la necessità di una strategia stringente per stabilire vincoli di destinazione e certificazioni certe. Ma con quali tempi? E soprattutto, basterà?
David Mattesini
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